Arab Strap
Arab Strap, still dal video “Strawberry Moon” (2024)

Arab Strap. “Strawberry Moon”, le fasi di una dark disco lunare

Il titolo non lo lascia intendere ma gli Arab Strap di I’m totally fine with it don’t give a f*** anymore sono un duo che ha voglia di rinnovarsi e un ulteriore conferma di ciò arriva da Strawberry Moon.

È il secondo singolo dal disco in uscita a maggio, un lavoro di cui abbiamo già ascoltato un paio di brani a partire da Bliss che li vedeva allinearsi ad una produzione aperta ad arpeggiatori e pulsazioni dance contemporanei. Nel videoclip relativo a quel brano: un coreografo (Jack Webb) e una ballerina (Molly Scott Danter) esprimevano la tensione del testo, una storia di “donne che vengono terrorizzate online, e di come ci esponiamo sui social mentre ci nascondiamo da soli a casa”. La formazione è rimasta solida sulle proprie fondamenta – il raccontare la sofferenza e le difficoltà della vita – a cambiare era il contesto dell’analisi, adattato al mondo in cui viviamo, diviso tra realtà e virtualità, solitudine e interfacce.

La band non ha nemmeno perso un beffardo senso dell’umorismo. E lo vediamo in azione nella sceneggiatura abbinata all’ultimo estratto, il sopracitato Strawberry Moon, in cui a cambiare è sia il genere del racconto (un b movie) che la musica che lo accompagna.

Con una Roland 808 a riportarci negli 80s della prima scena dance come hip hop e un ferino basso post punk, ritroviamo Aidan Moffat nei panni di un prete impostore in una torbida (nonché ironica) vicenda di vampiri e lupi mannari ambientata in un club e in un cimitero. Il testo qui ha a che fare con un brutto periodo vissuto dal cantante in cui solo le fasi della luna osservate dalla finestra potevano confortarlo.

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