What We’ve Lost #8: The Pop Kids
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Luca Roncoroni
- 24 Agosto 2016
In questa nuova puntata di What We’ve Lost, dopo le contaminazioni elettroniche tra acid house e africanesimo di ritorno del precedente episodio, ci occupiamo di tre progetti (tutti rigorosamente italiani) aventi una parola chiave a fare da comune denominatore: il pop di qualità, quello che sa essere catchy senza ammiccare alla radiofonicità, orecchiabile senza scadere nell’ovvio, riuscendo a farsi contaminare da influenze tra le più disparate senza perdere in immediatezza, ma risultandone invece arricchito ed approfondito. Come di consueto, trovate per ogni segnalazione un ascolto in streaming.
Pop James – Super Power, Super Quiet [2016]
Il quartetto di Novara, tra tribalismi, fusion, elettronica, chillwave e – ovviamente – pop, licenzia il proprio esordio per DoubleDoubleU. Un viaggio condensato in 35 scorrevolissimi minuti tra suggestioni disparate e policrome, dalle sfoglie vagamente jazzate su cadenze quasi house (che ritorneranno in Drops) del primo singolo Afromoon alla morbida ballabilità dal sapore cubano di Rais Montura, dalla liquida drum n’ bass con synth svolazzanti di Aquario alle spirali dance di Underwater Ride, fino al neo-soul di The One (che si ritrova a flirtare con il post rock nel finale) e al funk su ritmiche addirittura UK garage della conclusiva Da Space.
The Castillos – Pilot EP [2016]
L’EP di esordio dei The Castillos (che trovate in streaming esclusivo integrale sulle nostre pagine) si colloca tra l’indie rock e ammiccamenti al pop più sfacciato, arricchendosi spesso di tropicalismi, per un impasto che guarda a Two Doors Cinema Club, The Drums e Vampire Weekend. Tra intrecci chitarristici e concessioni a melodie genuinamente orecchiabili nei chorus (Jungle 162), la mano è tesa spesso verso motivi aperti ed estivi tutti da fischiettare (Blossoms, sicuramente la traccia più pop in scaletta), tenendosi sempre alla larga da derive “surf” e posizionandosi invece, non senza una certa eleganza, su una solarità tutta anglosassone.
Liede – Sono Sommerso / Finte Intellettuali [2016]
Segnaliamo in questo caso non un disco vero e proprio (che uscirà prossimamente) ma i due singoli che lo anticipano. Il cantautore Liede scrive brani attraversati da un sottile nichilismo disincantato, leggiadri quadretti pop mai scontati che si scagliano con garbo contro i cliché della cultura (finto)alternativa. Sono Sommerso inizia come una ballad rigorosamente 80’s per poi aprirsi improvvisamente in un irresistibile ritornello pop al 100%; Finte Intellettuali parte invece in sordina con una melodia di difficile presa, salvo poi stratificarsi progressivamente in un crescendo che sfocia, come in Sono Sommerso, in un pezzo pop incredibilmente catchy ma mai banale.
