Gimme some inches

Gimme Some Inches #28

Più che ricordare ancora la rinascita dei nastri, questo mese a Gimmes ce ne occupiamo direttamente, dando un breve elenco di quelle imprescindibili uscite nella penisola.

La Borgata Boredom espatria e via No=Fi, la label di Toni Cutrone, licenzia la cassetta dei Magic Towers. Gente del giro giusto che solo per caso si è trovata a vivere fuori da Roma est, in quella Vittorio Veneto sempre più piccola capitale del noise italico. In N4 i loschi figuri di canedicoda e Ottaven offrono un piatto composto da due lunghe tracce a base di ferraglia analogica varia tra synth, delay e tape echo in cui cesellano panorami tra estasi e stasi, con un occhio di riguardo per certe avventure kosmische nello spazio più profondo, come da immaginario letterario Urania, e momenti più dronici e ostici (la chiosa della side A e il lato B).

Rimanendo in ambiti rumorosi, la Sincope rilascia la tape collaborativa tra Claudio Rocchetti e Luca Sigurtà. Nel lato A di Sevigny, il bolzanino-berlinese parte con una nebulosa di rumori concreti su cui si installano percussioni free non invadenti e (forse) frasi di chitarra riverberate (la title track) e conclude con una marea montante di sibili noise che si smorza battuta dai venti marziani (We Told). Luca Sigurtà (Harshcore, Luminance ratio oltre che solo) invece occupa il suo lato con Pendulum, dimostrando di essere portato per l’indagine tra silenzio e rumore. Un lungo estatico suono in crescendo che si estende per 8 minuti prima di collassare su se stesso nell’harsh degli ultimi due.

Nicola Giunta era mezzo summerTales, duo passato di qui con un paio di split-tapes. Ora se ne esce in solo senza abbandonare il caro nastro: Tapes On Wheels And Radio Tuning esce per la Tulip di Claudio Rocchetti ed è un lavoro sperimentale molto più strambo e ostico rispetto alla già laterale casa-madre. Voci che si inseguono, disturbi da radio tuning come da titolo (Sunday evening, radio tuning, overseas and elsewhere), deliri&deliqui di vario genere per una musica che è collagistica e fuori fase, astratta e accartocciata. Psichedelia per alien(at)i?

Sulla stessa lunghezza d’onda si muove la tape di Nicola Ratti Cathode Deafness, per Musica Moderna. Tubi catodici come da titolo, un tape loop e qualche altro ammennicolo per una indagine sul suono dell’etere nel passaggio verso il segnale digitale. In soldoni, un flusso di feedback riprocessato, increspature di suoni e frammenti di etere sotto forma di improvvisazioni live col suo giusto fascino per noise-addicted e sperimentatori inconsueti.

Sempre tapes ma stavolta ad uso delle chitarre sono quelle di Above The Tree e Bon Ton. Del primo pensavamo di sapere tutto o quasi, ma Morning Nightmare ci mostra il chitarrista mascherato in una registrazione “dal sapore antico e antropologico”. Andando cioè a riesumare il work in progress che ha portato alla nascita di brani confluiti poi anche nei lavori lunghi. Un diario in divenire che ci aiuta a capire le modalità tra acustico ed elettrico, rumore e tradizione del nostro caro Marco Bernacchia.

I secondi invece sono un terzetto di stanza a Ravenna e all’esordio per Lemming con una tape adorabilmente assemblata a mano. Coi Bon Ton ci fiondiamo indietro nei 90s targati Skin Graft e no-wave tutta tra cifre chitarristiche schizoidi e interplay della sezione ritmica incessantemente su tempi medi (Talbot Talbot), convulsioni post-DNA e cantato spastico (Come Back Pitagora), NY disco-wave ossessiva e maltrattata (Senape) e un chitarrismo sempre fuori di testa, anche nei momenti più riflessivi (Design A Diagram). Ne sentiremo, e qui ne sentirete, parlare a breve ed è giusto che sia così.

Per gli amanti delle sonorità più scure segnaliamo tre nuove uscite viniliche. Per chi ha a cuore il punk rivisitato in chiave goth, i bolognesi Horror Vacui, dopo il demo di qualche mese fa, rilasciano il primo 7”. Autoprodotto dalla label del gruppo Legion Of The Dead (nome anche delle serate a tema dark che i ragazzi organizzano), Can You Still See Reality? offre due pezzi con un sound rinnovato e rinvigorito che preannuncia l’album che uscirà dopo l’estate. Dai riverberi in levare di Underworld ai pesanti dosaggi alla Sisters Of Mercy della b-side The Fall Of The Empire, il singolo parla chiaro: passione per i suoni degli 80s più tetri mischiati a un’attitudine punk caciarona e tappezzata di borchie. Divertimento malsano garantito.

Su territori simili, il 7” split tra nomi noti da queste parti come Lust For Youth e War, adepti del nuovo culto nordeuropeo: quello della New Way Of Danish Fuck You. Synth-wave nero pece coi primi attratti da una forma malefica di disco annerita da una nube di feedback post-industriale (Denial, Veronica) e i secondi sulla stessa lunghezza d’onda ma molto più acidi e disturbanti, tra voci possedute e riverberate e synth ossessivi come una coltre insormontabile (Somme, Maggio).

Chi invece predilige i suoni più minimali e rarefatti avrà di che gioire il ritorno dei Tropic Of Cancer. I due di Long Beach, alle spalle già tre EP e un seguito da culto, rilasciano un nuovo 12” per la romana Mannequin, paladina italiana delle sonorità cold/minimal/synth/wave. Come ormai consuetudine, Permissions Of Love consta di una stretta manciata brani algidi e sintetici, a base di batterie metronomiche profonde  e pulsanti, scheletriche note di chitarra e voci disperse nell’ambiente. Si senta il lato A The One Left per fugare ogni dubbio: probabilmente il lavoro migliore insieme al precedente The Sorrow Of Two Blooms (Blackest Ever Black, 2011). Ora però vogliamo il full-length.

Last but not least, l’ennesima produzione in vinile 12” single-sided della Sound Of Cobra ha come protagonisti i newyorchesi La Otracina e il loro The Aquarian Wind. Ormai il trip seventies della band di Adam Kriney è totale e le cinque tracce del vinile non fanno che confermarlo: jam psych&hard tra svolazzi di chitarre e lunghe svisate spacey per un trio che si è conquistato sul campo la definizione di “kickass bong-and-bell-bottom-metal trio”.

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