Flow

Flow #59 – Il colore rosa

Per non dimenticare cosa ci ha regalato di nuovo e interessante la settimana appena trascorsa, la nostra playlist compie un percorso fra generi vari e produzioni di calibro diverso, ma il cui comune denominatore (soprattutto della prima parte della tracklist) è semplicemente la voce femminile. La prima è quella di Cacie Dalager, che insieme al batterista Bradley Hale forma il duo Now, Now. La indie band di Minneapolis sta lavorando all’uscita del terzo album che probabilmente avverrà l’anno prossimo, a ben sei anni dall’ultimo Threads, sempre per Trans- Records. I morbidi e suadenti synth assumono un ruolo predominante in Yours, segnando quasi una svolta dream pop, alimentata anche dalle immagini del videoclip di Alexa San Roman dove dominano le luci al neon, mentre i due girovagano in auto durante una notte umida e fumosa. È poi il turno della voce di Kelela e del suo R’n’B, rilanciato lo scorso ottobre nell’album Take Me Apart, uscito per Warp Records e alla cui produzione hanno collaborato grandi nomi come Bok Bok, Arca, Jam City e Kingdom. Il video di Blue Light segue quello di LMK e si regge su pochi ipnotici elementi quali i colori netti e la fisicità della stessa crooner (quasi una mitologica dea del futuro), avvolta progressivamente dai suoi dreadlock che paiono mossi da vita propria. Sulle nostre colonne potete trovare la recensione del disco, firmata da Luca Roncoroni. La voce successiva rimanda invece alla musicalità nordeuropea: si tratta infatti di Karin Dreijer Andersson a.k.a. Fever Ray, producer svedese già nota come componente dei The Knife. Il 27 ottobre è uscito il suo secondo lavoro come solista col titolo di Plunge, via Mute/Rabid, anticipato dal video di To The Moon and Back e seguito da quello di Wanna Sip, a cui ora si aggiunge questo Mustn’t Hurry. L’elemento inquietante della trasfigurazione “zombie” che de-personalizza e annulla la grazia femminile è riproposto anche in questo caso in un videoclip che vede semplicemente la Dreijer maneggiare uno speculum, utensile che in ginecologia serve per l’esplorazione interna, che qui diventa facile metafora delle intenzioni intimiste della producer. Il suo nuovo album uscirà su supporto fisico solamente il 23 febbraio prossimo ed è stato recensito per sentireascoltare da Massimo Padalino. Percorriamo poi terreni più classicamente indie-rock col carattere grunge della voce di Stef Chura, cantautrice di Detroit. Il suo album Messes sarà pubblicato il prossimo 2 febbraio via Saddle Creek, e questa settimana è stato reso noto l’estratto Speeding Ticket, accompagnato da un videoclip che mischia animazioni e filmati curati da Tempe Hale e Ambar Navarro. Protagonista suo malgrado è proprio Stef, che vive come estranea a tutto in un mondo che sembra un diorama: la sua alienazione è tale da poter essere ricondotta alla morte stessa, che nel video avviene a seguito di un incidente.

La partenza tutta al femminile della prima parte della playlist è interrotta (solo momentaneamente) dal nuovo video di Portugal. The Man, pop-rock band di Portland, Oregon, guidata da John Gourley. È stato infatti pubblicato il videoclip di Live in the Moment, pezzo contenuto nell’album del giugno scorso Woodstock (uscito per Atlantic Records), che regala situazioni originali e grottesche. Sotto la direzione di Aaron Brown, le immagini raccontano di gigantesche statue di cartapesta che pur essendo di fatto inerti come marionette, vivono su un piano superiore rispetto a quello umano creando inediti cortocircuiti: l’auto illusoriamente guidata dagli stessi membri della band è infatti nient’altro che lo skateboard di uno di questi giganti il quale trascinerà i protagonisti in un inseguimento con la polizia, anch’essa di cartapesta. Col video di Pearly ci immergiamo poi in un viaggio attraverso labirinti multicolore e fluorescenti paesaggi floreali, un mondo dalle fattezze poligonali nel quale siamo guidati da un paio di mani fluttuanti che simulano la guida di un’auto; un tragitto astratto curato da Greg O’Connell (cityexplodesbeef) e avvolto da sonorità destrutturate e lo-fi di synth e percussioni. Il brano è un’anticipazione di Rock Island, prossimo album dei Palm, la cui pubblicazione via Carpark Records è prevista per febbraio. Cura e ricercatezza visiva anche nel timelapse di Feel the Same, brano estratto da Losing, secondo lavoro del quartetto Bully, band di Nashville dalle reminiscenze grunge, e di cui potete leggere la recensione scritta per noi da Tommaso Iannini. La voce graffiante di Alice Bognanno è un energico sottofondo che si intreccia con i colori pastello e frame ritraenti coni gelato rotti, fiori congelati e torte bruciate, una moltitudine di elementi irrorata da una dose di sarcastica rabbia ad opera di Lazy Mom. Sempre di lodevole qualità risulta tutto ciò che gravita attorno a Flying Lotus, e il video di Post Requisite non fa certo eccezione. Diretto da Winston Hacking, il clip è uno  stop-motion di un omonimo contenuto apparso in Kuso, il primo film diretto dal producer. In questo caso troviamo davanti ai nostri occhi un grottesco e colorato collage digitale composto da ritagli di giornale, organi e nudità. Assieme alla pubblicazione del clip il musicista ha reso noto nella descrizione del video stesso di aver quasi completato il seguito di You’re Dead, il suo ultimo lavoro pubblicato ad ottobre del 2014 e recensito su queste pagine da Gabriele Marino. Su SA trovate inoltre lo streaming del terzo e ultimo cortometraggio che ha anticipato gli eventi di Blade Runner 2049 (Blade Runner Blackout 2022) diretto da Shinichirô Watanabe e con colonna sonora del producer losangelino.

D’impatto ben più memetico è il video di Google Translate Lady in collaborazione con 21 Savage, oltretutto fresco della sua seconda pubblicazione nel 2017, Without Warning, disco realizzato insieme a Offset e Metro Booming, che segue a distanza di pochi mesi Issa Album. Nell’essenziale brano Get your Bands Up lo sentiamo duettare con la misteriosa creatura dell’oceano di Soundcloud, Google Translate Lady, mentre il video di forte ispirazione retrofuturistica è stato creato dall’artista digitale Pastelae. Esattamente un lavoro in contrapposizione – per ciò che riguarda il processo di realizzazione – è il clip unico dei brani Exhale/Stardust , rispettivamente intro e secondo brano di Stardustexhalemarrakechdreams, recente album del producer californiano Zhu. Un video di oltre sei minuti suddiviso in due parti ben distinte: Exhale è un discesa immersiva in una foresta dai colori alterati e saturi – paesaggi mozzafiato sono il palcoscenico per la coreografia della ballerina  Leiomy Maldonado che mette in danza ciò che potremmo definire quasi un’ipotetica morte -, mentre la seconda parte, dedicata a Stardust, simula l’interno di un grembo materno durante la gravidanza, una rinascita la cui immagine fa subito tornare alla memoria il celebre video di Teardrop dei Massive Attack. Body Of Light è l’incursione della producer sperimentale e dj berlinese Ziúr, che trova la collaborazione della svizzera Aïsha Devi. Traccia che è solo una delle tessere che compongono il mosaico intitolato U Feel Anything?, album di debutto della Ziúr uscito lo scorso 6 ottobre per Planet Mu, al quale Edoardo Bridda ha dedicato un’interessante recensione includendo nello scritto anche il lavoro del producer inglese Visionist. Il video diretto da Emile Barret sembra la trasposizione perfetta di un sogno: diversi momenti distinti ed indistinguibili, sovrapposizioni d’immagini, percezioni precise ed effimere. Il significato del tutto resta comunque racchiuso in un punto interrogativo.

Di tutt’altra pasta è Lies Yxu Tell del rapper britannico Scarlxrd, nome d’arte di Marius Listhorp, che nella sua carriera è stato anche youtuber col nome di Mazzi Maz. Il pezzo qui presente è l’opening track del suo lavoro Lxrdszn pubblicato il 29 settembre; il visual include un substrato di violenza ed aggressività: il colore rosso appare prepotentemente nelle diverse scene, dove si vede il nostro seppellirsi nel terreno di un bosco per poi risorgere e trasmettere allo spettatore/ascoltatore tutto il suo odio incontrollato. Meno violento, ma comunque tosto, l’hardcore melodico sui generis dei Turnstile, band di Baltimora che dopo l’EP Move Thru Me è uscita col singolo Real Thing, ancora senza un progetto al quale fare capo. Il frontman Brendan Yates descrive il pezzo come «l’idea della felicità costruita dall’immaginazione», per il quale il Mortis Studio crea un curioso video, dove i membri del gruppo sembrano appartenere ad un culto psichedelico e misterioso, strizzando l’occhio alle opere surreali di Jodorowsky, forse alla ricerca di quella “cosa vera”. NSFW il video in chiusura, dove la sferza dura poco più di due minuti, ma tanto basta per colpire e far rabbrividire. Grazie agli Antigama e a Now, il grind in salsa polacca fa prepotentemente breccia in Flow, e dove, in attesa del mini album previsto per il 10 novembre, ci si può gustare un orrendo bianco e nero in cui un uomo si fa a brandelli con un taglierino, probabilmente esasperato dalle terribili condizioni in seguito all’assunzione di crocodile e alla conseguente desquamazione.

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