Gimme Some Inches #35
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Stefano Pifferi
- 20 Agosto 2013
Prendi un vinile piccolo e vai di cover astrusa, potrebbe essere il motto di questo mese. Forse è una casualità, forse no, ma ci capitano sotto mano, e di conseguenza ve li segnaliamo con molto gusto, un paio di sette pollici di band abbastanza note dell’underground italiano dedite a coverizzare roba a dir poco bislacca.
Cominciamo con lo split Downtown Love Tragedies che vede spalleggiarsi Cut e Julie’s Haircut, nomi storici del panorama musicale italiano pronti al rientro in pista: i primi con la ristampa di Operation Manitoba, i secondi con l’appena confermata presenza al Transmissions di Ravenna, come testimonianza di una assodata accettazione anche in ambiti non proprio rock. Sul lato A i Cut vanno di cover di un classicone disco del calibro di Emma degli Hot Chocolate, anni di grazia 1974, già ampiamente coverizzata da Urge Overkill e Sisters Of Mercy, tra gli altri. Se all’epoca il producer Mickie Most aggiunse quelle tonalità scure che caratterizzavano il pezzo, oggi i bolognesi procedono ad una sorta di joydivisionizzazione, con una linea di basso pulsante e costante, esplosioni di rumori synthetici in sottofondo e una voce grigiamente soul che ipnotizza e rimanda ad un effetto di retro futurista straniante e languido. La risposta dei Julie’s Haircut non è da meno, con la ripresa di Who Is He And What Is He To You pezzo soul di Bill Whiters ripreso anche da Marvin Gaye. Altro pezzone sull’amor tradito e sofferto, tutta passione e gelosia che si traduce in eleganza e raffinatezza virata (electro)noir come il Nick Cave dell’età di mezzo.
L’altro 7” è quello dei Ronin, uscito in questi giorni per la serie made in Bronson. Ad essere presi in considerazione sono due “oggetti” storici, quasi al limite del mito per una generazione pre-Lost: le cover del Main Theme di Twin Peaks e il Laura Palmer Theme. Sì, Badalamenti e Lynch, ossia un connubio che ha segnato intere schiere di tv-addicted e che il quartetto capitanato da Bruno Dorella rende al meglio, dimostrando che l’ambito prediletto è proprio quello “cinematico”. Didascalico il tema portante della serie, ma non potrebbe essere diversamente, visto che rasentava la perfezione; molto più personale e accesa la resa del Laura Palmer Theme che pur non discostandosi dall’originale, ne fornisce una versione meno cupa e opprimente. Pollice su.
Scavando in ambiti più oscuri, due promettenti novità in ambito EBM/industrial dance, una a testa per le due celebri coste degli States. Per il versante est, arrivano i newyorkesi Believer/Law. Il duo di Brooklyn composto da Michael Berdan (ex-Drunkdriver, già York Factory Complaint e Veins) e Erik Proft (Kama Rupa e EMP) nei pochi mesi di attività ha già licenziato due tapes (la prima per Cae-Sur-A, la seconda su Robert & Leopold) da due pezzi ciascuna. Immaginate un ruvido e primitivo misto di scuola Wax Trax, Line Assembly e Nitzer Ebb e avrete un’idea della violenza della pasta sonora in esame. Atmosfere asfittiche create dai rumori di sottofondi sui cui si innestano beat meccanici e una voce distorta da effetti e disagio mentale. Per l’estate è previsto il full-length per la Blind Prophet di Sean Ragon che da un paio di anni ormai non smette di confermarsi ottimo occhio vigile dell’underground punk/industriale più rauco e ispirato.
Dalla west coast invece giunge al primissimo debutto su nastro un altro duo di pari efferatezza. Vagamente più canonici ma non per questo meno virulenti, i losangelini Youth Code si sono autoprodotti Demonstrational Cassette, in attesa che un altro alfiere del sottomondo più incompromissorio (leggi: Dais) pubblichi l’LP, previsto anch’esso per l’estate ventura. Nel frattempo, gustatevi questi quattro pezzi a base di drum machines martellanti, voci cavernose e synth pericolosi come lame arrugginite… e poi non dite che i bei tempi sono andati.
Tornando in Europa ci imbattiamo piacevolmente nel ritorno su vinile breve degli spagnoli Belgrado. Il combo peace-punk capitanato dalla magnetica Pat ha infatti da poco rilasciato un nuovo singolo per la londinese La Vida Es Un Mus. Due pezzi in cui i ragazzi di Barcellona espandono il range sonoro tipicamente post-punk che aveva caratterizzato l’omonimo album d’esordio, puntando su una produzione più aperta e batterie più percussive. Anche per loro si intravede un nuovo LP all’orizzonte, anche se per ora dovremo accontentarci delle due tracks di questo Panopticon/Vicious Circle.
Salendo più a nord, verso le fredde terre scandinave, troviamo ancora una volta i prolifici Lust For Youth che, forti del nuovo contratto con Sacred Bones, tornano a breve distanza dall’ultimo EP Saluting Rome con un nuovo maxi-singolo su 12 pollici. Come già paventato proprio nel suddetto EP, Chasing The Light vira bruscamente su atmosfere danzerecce e ritmi più blandi. Meno sporcizia e claustrofobia in favore di un sytnth-pop diretto e accattivante, dal sicuro appeal retrò. Ragionevole aspettarsi che anche il nuovo full, in uscita prossimamente sempre per la label newyorkese, continui su queste sonorità ludiche e catchy che tanto sembrano attirare l’attenzione, sia in patria che oltre oceano.
Limitrofi ai LFY sia geograficamente che musicalmente, tornano anche i londinesi Natural Assembly. Il duo composto da Jesse Cannon & Zen Zsigo, dopo il primo mini Arms Of Departure, rilasciano tre nuovi brani per la Sans Issue di Pierre-Marc Tremblay, in arte Contrepoison, a testimoniare nuovamente come tutto si intrecci nel sottomondo post-industriale tra le mani di pochi ma agguerriti attivisti. Rispetto alla precedente uscita, i toni di Torn From Infinity si fanno, ancora una volta, agilmente più dance, con Carnal Blue che fa da traino al 7 pollici in questione grazie a una energica soluzione di synth accattivanti su cassa dritta senza rimorsi. Tempo di un LP anche per loro.
