Gimme some inches

Gimme Some Inches #33

L’anno ricomincia dov’era finito. Su un piatto o dentro una piastra riesumata da chissà dove per ascoltare la prima tape dell’anno. Quella dei Rotorvator, ad esempio. The Blues, cassetta per Sangue Disken e apripista all’album lungo su Crucial Blast, è un concentrato di negatività pre-apocalisse che prende in egual misura dai Coil, dall’esoterismo, dall’ambient mefitica, dal black metal meno aggressivo e più cupo per sviluppare un suono personale e imbarbarito da una visione occultista piuttosto minacciosa e ovviamente senza un briciolo di speranza. La voce di mrs. Comaneci in Who Is Earl stranisce ancor di più, se possibile, le già disturbanti atmosfere create dai misteriosi Rotorvator. Ottimo antipasto in attesa del disco lungo, a questo punto mai così atteso.

Su lande meno oscure si muove il 12” single-side edito dalla Sound Of Cobra che vede protagonista Dewey Manhood, chitarrista della formazione psych Eternal Tapestry, col progetto in solo Plankton Wat. Mirror Lake vive delle dilatazioni della band madre, ma trascina quella psichedelia chitarristica verso lande più intimistiche, prive di motorik, attente a creare paesaggi sonori minuti e rilassanti, specie se si guarda ad essi col filtro delle musiche desertiche e, perché no?, cinematografiche: gli arpeggi insistiti e drammatici di The Dark And Silent Hills, la stasi sporcata di rumorii alieni e soffusi beat minimali di Moonlight o le aperture polverose di Pastoral Rejoice. Paradossalmente, poi, è nei bozzetti minimi come i due minuti di Valley Of Dust And Silent Hill che la miscela riesce al meglio e la fantasia galoppa lontana.

A giri piccoli ruota il 7” di Camilla Sparksss, nome che non dirà molto sulle prime ma dietro cui si cela Barbara Lehnoff, cantante degli svizzeri Peter Kernel. Primo di una serie di 7” il prezioso pezzetto di vinile inanella pop elettronico volutamente sopra le righe, 80s oriented e vintage fino al midollo sul lato A, appannaggio della title track I’ll Teach You To Hunt e velleità sperimentali con flirt verso il noise e l’electro più bastarda in For You The Wild.

Vecchie conoscenze sul versate più ostico del noise-sound italiano. La Sincope records se ne esce con un bel gruppetto di produzioni tra cui segnaliamo il progetto di casa Compoundead, già passato da queste parti. Un cd-r con tre tracce con l’apertura affidata a Cutting Your Certainty, un quarto d’ora di sfrigolii di attrezzature elettroniche in collasso e stasi elettrostatica cattiva come non mai. A seguire Absence si muove sulla falsariga dell’opener tra inquietanti borbotti di synth andati a male e reminiscenze alla Nate Young. Infine la chiosa affidata ad una Aftermath che addensa tutta l’elettricità trattenuta in precedenza per rilasciarla sotto forma di noise a testa in giù, alla maniera dei Dead C.

Sempre per Sincope, ma in cassetta, la nuova uscita targata Nodolby, progetto in solo di mr. Dokuro Michele Scariot. Una C20 come ai bei vecchi tempi, mai andati del tutto, del sottobosco industrial noise, in cui Nodolby ci da una bella lezione di rumore incompromissorio. Lato A affidato a Deranged, dieci minuti di solipsistico andirivieni di suoni lo-fi manipolati tramite delay e nastri, per una esperienza a volte sconcertante per livelli di saturazione. L’altra faccia delle medaglia, e l’altro lato della cassetta, appartiene a Unlaced, undici minuti di sfrigolii e strofinamenti di materiali acustici rielaborati tra echi e riverberi che si fanno ipnotici senza bisogno di affogare nel rumore come nel lato opposto. Roba astratta e paradossalmente più intellegibile del whie noise made in Nodolby. Citazione d’obbligo anche per le tapes di Bruital Orgasme e Crystal Plumage, edizioni limitate e numerate a mano anch’esse a una cinquantina di copie ma meno originali rispetto alla prova di Scariot. Droning nero pece e minimalismo malefico per il duo franco-tedesco Crystal Plumage in Night Conference e micro-composizioni tra harsh ed elettronica sfatta per l’altro duo, stavolta belga, Bruital Orgasme, coi primi che si fanno preferire in virtù di un gusto notturno e atmosferico più a fuoco.

Ritornando ai cd-r, meritata segnalazione per Umanzuki formazione toscana all’esordio con un ep già bello maturo. Sonic Birds esce per FromScratch e HYSM? e replica la prova dello scorso anno in nome di un jazz-core mutante. Se Pipes & Sugar era più ancorato a standard di genere, Sonic Birds amplia lo spettro sonoro del trio, dilatando e diversificando in chiave psych le pur buone intuizioni dell’esordio. I Liars degli esordi alle prese con la psichedelia meno ortodossa riecheggiano nell’opener Rainbow, mentre jazz contorto che si sfalda in mille rivoli (Amazing Sun), tempeste aritmiche (Light Crystal Bounce) e deliqui alla Lighting Bolt sotto metadone (Captain Orso) dicono di una band con le sue ottime carte da giocarsi sul lungo minutaggio.

Infine concludiamo l’anno con il volume conclusivo della serie Cinque Pezzi Facili della Under My Bed, ormai presenza fissa su queste pagine. A sfidarsi e dividersi lo spazio del cd e della nostra attenzione sono stavolta la girl from Portland Jennifer Jo Oakley a.k.a. Empty Vessel Music e l’inglese da Oxford James Davies con la sigla Konstanzegraff. The Slavery Diaries, il “lato” a disposizione di EVM è al solito quello più umbratile e devastatamente drammatico, col “folk” sofferto in punta di plettro e distillato a suon di gocce di sangue. Musica intimista e struggente cui fa da contraltare la massa elettronica in movimento di Konstanzegraff. Algida e distante, fredda come un orizzonte nordico in pieno inverno, Viertrax ben si sposa con le malinconiche visioni del lato opposto, specie nei momenti più distesi (Big Windows e Frader su tutte) ma spezza troppo l’atmosfera sognante creata nella prima parte dalla sognante musica per vascelli vuoti.

SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare