Zerocalcare
Zerocalcare, foto di ActuaLitté (2018)

Zerocalcare. Il dilemma sulla guerra in Ucraina: “E chi non se lo pone è superficiale oppure è un pezzo di merda”

Il fumettista, con un lungo post sui social, fa chiarezza su un'intervista pubblicata dal settimanale "Sette"

Dopo la pubblicazione su Sette di un’intervista a proposito (anche) della guerra in UcrainaZerocalcare ha puntualizzato il proprio pensiero, che secondo lui è stato decontestualizzato nei titoli scelti dalla rivista. Nell’intervista al settimanale del Corriere della Sera – risalente a settimane fa, ma pubblicata ieri venerdì 25 marzo – l’autore romano esprimeva la sensazione di dilemma che una situazione complessa gli provocava. Proprio questo, il dilemma, è anche il tema della copertina che ha disegnato per la rivista.

In Ucraina è in corso un’aggressione e i civili stanno attraversando qualcosa che dovremmo cercare di far finire il prima possibile. Ma come? C’è chi dice che bisogna dare armi agli ucraini, e chi dice che dare armi è sbagliato perché non bisogna alimentare il conflitto. In entrambe le posizioni riconosco qualcosa di eticamente valido. Ma bisogna considerare le conseguenze […] Sta lì il dilemma. E chi non se lo pone è superficiale oppure e un pezzo di merda. Su questo tema ho più bisogno di ascoltare che di essere quello che si pronuncia.
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Sulla copertina di Sette (arrivato in edicola, per altro, con in regalo una bandierina dell’Ucraina) viene però riportato un altro passaggio. Alla giornalista che gli chiedeva se la gente si aspettasse una sua presa di posizione in quanto identificato come autore «buonista e pacifista», Michele Rech replica con una puntualizzazione. Questa, un po’ strumentalmente, è quella apparsa in copertina.

Non sono pacifista. Mi schiero contro alcune guerre, ma non sono per la non-violenza a tutti i costi. Ci sono anche le guerre di liberazione, no? I curdi stessi sono in guerra. Quanto al buonismo… Non ci trovo nulla di bello nel dirsi cattivo, ma non cerco di essere buono a tutti i costi.

A poche ore dalla pubblicazione – con tanto di gadget allegato – e rendendosi conto dell’ambiguità del risultato, Zerocalcare ha postato un lungo messaggio sui social.

Sta uscendo una cosa che è praticamente il contrario di quello che è il senso dell’intervista e del disegno. La verità è che non mi fido della sintesi delle interviste e quindi non ci provo neanche in quella sede a fare ragionamenti complessi sapendo che saranno ridotti perché non c’è spazio per riportarli.

Nel post l’autore elenca otto punti che sono, secondo lui, dirimenti della complessità della situazione. In essi affronta l’ambiguità e l’assurdo del concetto propagandistico di Putin di “denazificazione”, la legittimità della resistenza e l’effettivo problema neonazista in Ucraina.

L’Ucraina è un paese in cui la questione nazionalista (e nazista) è reale, pur senza essere la caricatura generalizzata che ne fanno tanti (e senza essere la stessa del 2014). […] I neonazisti sono stati marginalizzati dalla vita politica ma sono rimasti invece molto forti nelle forze armate, specialmente dentro a sto cazzo di Battaglione Azov che opera prevalentemente nelle zone russofone e che sono oggettivamente dei nazisti maledetti che si sono macchiati di crimini di guerra efferati e violenti in Donbass, dal 2014 ad ora. Qualcuno dice “eh, prendono il 2% alle elezioni come in Italia, e nel battaglione Azov sono solo 3000”. E’ vero, infatti è demente dire che la società ucraina, come quella italiana, sia nazista. Ma in Italia quel 2% è composto da scoreggioni nostalgici frustrati che perlopiù scrivono su internet, più qualche gruppone di mostri cocainomani che effettivamente se li incontri la sera sbagliata rischi di farti molto male, o anche di lasciarci la pelle. Lì invece parliamo di un 2% composto da militari addestrati, invasati e dediti a stragi e stupri etnici. Non è esattamente la stessa cosa.
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Per Rech, che ribadisce di non avere nessuna verità in tasca, il modo migliore per orientarsi resta sempre e comunque ascoltare chi è testimone in prima persona degli eventi.

Per me un modo per contribuire a formarci una lettura della situazione è cercare degli interlocutori e delle interlocutrici che abbiano la nostra sensibilità, il nostro orizzonte politico e culturale. Ha senso formarsi e stare nel dibattito ascoltando i compagni e le compagne che stanno in Russia o in Ucraina, cercare di creare contatti e di capire chi sono, cosa rappresentano e cosa chiedono (scontando il terribile ritardo di doverlo fare ora, che è tutto più difficile, anziché avere già delle relazioni coltivate fatte di scambi e confronti negli anni). Per me comunque è cento volte più interessante leggere un comunicato dei Moscow Death Brigade, piuttosto che elevare a nostri eroi individui che sguazzano nei salotti televisivi.

Trovate il post completo qui sotto.

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