Explosions in the Sky, foto per la stampa (2020)

Weekend discografico. Sperimentare, improvvisare e colorare

Salmo non fa proprio “Flop” e gli Yes tornano dignitosi più che gloriosi in questo fine settimana di uscite laterali eppur intriganti. Sono tornati pure i Black Dice ma anche Tirzah, che abbiamo intervistato. Non ultimi gli Explosions in the Sky, che se la cavano bene con una soundtrack sulla propria terra

Weekend “laterale” per quanto riguarda un gruppo di uscite come al solito parecchio eterogenee. Laterali in quanto non note ai più. Laterali perché non conformi o alla moda. Laterali appunto, non marginali. Album che stanno in una traiettoria tangente, o convergente, parallela. Proposte familiari eppur… laterali.

A far da introduzione alle musiche del 1 ottobre ci sono due musicisti, uno saudita, MSYLMA, l’altro egiziano, ISMAEL. Il loro The Tenets of Forgetting – per l’etichetta di Jesse Osborne-Lanthier, Pierre Guerineau e Will Ballantyne, Éditions Appærent – è un lavoro fatto di canzoni introspettive e ambientali, un viaggio tra preghiera araba e confessione. Al centro c’è la voce di MSYLMA (anche trattata con gusto nu-r’n’b) attorno le linee sintetiche di ISMAEL a ricordare l’Arca più onirico e pochi sporadici contrappunti “antropocenici”, ovvero tonfi, scrosci, battiti, segni di una natura che non esiste più senza la traccia e il segno che l’uomo le ha impresso.

Del disco si è occupato su queste pagine Giuseppe Zevolli, che è anche l’autore di un’estesa intervista a Tirzah, artista londinese tornata a tre anni da Devotion con un disco che ne riprende il discorso tra trip hop, colature r’n’b e venature indie, soltanto per svincolarlo ulteriormente da prevedibilità e quadrature di sorta. Prodotto con la sodale Mica Levi e Coby Sey, il suo Colourgrade non cerca facili compiacimenti, né ha paura dei silenzi e di esprimere un’onestà d’intenti che si esplicita in una produzione quasi scarna e che mette in risalto un processo creativo fondato sul gusto, l’estetica e l’improvvisazione, non su un qualsivoglia metodo. Il parco ritmico – e sono le parole di Mauro Bonomo che lo ha recensito – è spesso soffuso quando non del tutto assente, i testi assieme personali e universali. E torna comodo il discorso sulla lateralità: non un lavoro che rimane impresso per qualcosa di indefinibile a rimanere sottopelle, un anti-pop con la sua ineffabile consistenza, che attrae nella misura in cui respinge, per poi attrarre di nuovo.

Altro gradito ritorno è quello dei Black Dice la cui scartavetrata elettronica mancava da praticamente 10 anni. Mod Prog Sic è la nuova prova del trio formato da Bjorn Copeland, Eric Copeland e Aaron Warren, che ci riporta nel quadrato del loro caos sonoro con la consueta dose di spazzatura creativa, dance anziché no. Come i Cabaret Voltaire nel ghetto a jammare con Renaldo And The Loaf. Un paio di dischi che dialogano a distanza per colorature e quadrature sonore sono quelli di Yes e Explosions in the Sky, come dire prog e post rock, due linguaggi classici, storicizzati, che però trovano nuovi motivi di essere ed esistere in altrettanti album come The Quest  e Big Bend. Per quanto riguarda i primi – recensiti da Andrea Soncini – parliamo di un ritorno dignitoso. Gli Yes di oggi sono quelli di Steve Howe, un capitano non troppo coraggioso ma comunque dotato di carisma. La band texana, che da poco ha festeggiato 20 anni di attività, se la cava più che bene in quella che è la colonna sonora di un omonimo documentario naturalistico dedicato alla natura selvaggia della loro terra.

Alzando un po’ i giri, il WE vede un buon ritorno targato Pond9 corrisponde proprio alla nona prova in studio della formazione australiana. Ad anticiparlo vi abbiamo già detto dell’ottima Human Touch, un proiettile (retro)futuristicamente glam che unisce punk, elettronica, psych e noise. Pure i The Body, in combutta questa volta con i BIG | BRAVE, se la cavano più che bene in un disco – Leaving None But Small Birds – che sposta il baricentro delle rispettive proposte sulle radici country e folk della The Band.

Dall’Italia l’uscita più grossa è quella di Salmo (Flop), ma tornando all’argomento della lateralità – in questo caso riferita a quella linguistica – segnaliamo l’album elettronico Echo Ex Machina, esordio solista di Simone Faraci, musicista siciliano di base a Bologna. Nelle parole di Massimo Onza, il lavoro è un’affascinante riflessione sul messaggio mediato dalle odierne tecnologie, realizzato con notevole competenza compositiva (recensione in arrivo).

Tracklist

Ti potrebbe interessare