Questo anno, discograficamente parlando, è iniziato bene, e senza dilungarci qui in riassunti delle puntate precedenti (come abbiamo già fatto in passato) vi rimandiamo ai precedenti editoriali per una mappa di ascolti e recensioni. Attualmente abbiamo quelli del 22 marzo, 15 marzo, 8 marzo, 1 marzo, 22 febbraio, 15 febbraio, 8 febbraio, 18 gennaio, 25 gennaio e 1 febbraio.
Iniziamo dal pop. C’è chi questo fine settimana lo fa tra il celeste e il cibernetico, riempiendo la casellina che in questo momento è stata lasciata vuota da FKA Twigs (K Á R Y Y N con THE QUANTA SERIES, di cui ci dirà Luigi Lupo), chi ne presenta una versione più teen e radiofonicamente potabile intersecando Tori Amos, bassoni Hip Hop e una bella manata di r’n’b contemporaneo (Billie Eilish con WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?), chi ne fa di sfrontato e gansta (MISS KETA con Paprika, recensito positivamente da Edoardo Bridda) e chi lo butta giù con la coca e l’hamburger ordinato con l’APP (Coez con È Sempre Bello). In periodi bui, di recessioni, stagnazioni e crisi, come gli anni ’80 di Limal e Thompson Twins e come quelli odierni, il pop è qualcosa che conta e conforta nel giorno in cui si sarebbe dovuta consumare la Brexit. Così non è stato. E pertanto l’album di Matthew Herbert – The State Between Us – non ha goduto né potrà godere dell’impatto che avrebbe sperato. Rimane, nelle parole di Fernando Rennis, un discreto disco di protesta, uno scatto su uno stato stato delle cose teso, un disco di field recording e musica sinfonica contaminata dal jazz e dalle tensioni socio-politiche dell’era Brexit.
Su queste stesse coordinate, diciamo, di concreto folklore, magari su un piano più intimistico e incentrato sul suono della voce umana/androgina/androide (vedi anche Holly Herdon), troviamo Mise En Abyme, il secondo album di Joni Void, che esce non senza qualche sorpresa su Constellation. Pare un lavoro decisamente interessante e immersivo, come lo è sicuramente anche il viaggio a tarda notte di Sam Sheperd, in arte Floating Points (Late Night Tales, recensione di Andrea Murgia in arrivo). Ancor più valido e solenne – quando non lacerante – è invece il lavoro che cattura la performance eseguita da Beth Gibbons con la Polish National Radio Symphony Orchestra diretta da Krzysztof Penderecki tenutasi il 29 novembre 2014 al National Opera Grand Theatre di Varsavia. Henryk Górecki: Symphony No. 3 (Symphony of Sorrowful Songs) è, nelle parole di Stefano Pifferi, un disco che testimonia come la frontwoman dei Portishead sia riuscita a cimentarsi con una delle sinfonie più importanti e struggenti dell’intero Novecento, mostrandocela in grado di confrontarsi estaticamente con un materiale così importante e distante dal suo background.

Parentesi Italia. Questo weekend escono i Virginiana Miller, che sono passati in The unreal McCoy a cantare in inglese spostando il loro immaginario per raccontarci un’America immaginata ma ben reale nella sua aria da tardo impero. Sono rimasti british nell’ispirazione, però, semmai un po’ più scuri nell’equilibrio sonoro (recensione di Giulio Pasquali in arrivo). Di tutt’altra pasta son fatti invece i torinesi Sweet Life Society che, dopo una campagna di guerrilla marketing che ha visto l’affissione di vari manifesti per le vie di Torino, tornano con Manifesto, un disco a cavallo tra patchanka, medioriente, ska e rap in italiano, con una produzione che unisce Diplo ai Mau Mau. Sempre dall’Italia Soon, l’album della post-hardcore band romana Lags, e Lights, l’uscita di Fabrizio Cammarata che ne evidenzia la maturazione artistica, con tastiere e i synth a dare profondità alla natura folk dei brani, e una geografia musicale ad arrivare fino alla tradizione iberica del flamenco.
Da segnalare, poi, c’è un nuovo capitolo della band acid rock (e dintorni) texana White Denim: il disco s’intitola Side Effects. E a proposito di effetti collaterali, c’è anche Eric Copeland dei Black Dice con un disco pubblicato: Trogg Modal Vol. 2, risulterà «più tranquillo rispetto al primo, ma comunque molto ballabile», garantisce lui, che lo descrive come “proto techno da volo a tarda notte”. Tranquilli, Ty Segall non pubblicherà quest’anno tanti dischi quanti ne ha pubblicati nel 2018 (e lo diciamo con quel briciolo di beneficio del dubbio…), ma questo WE il cartellino viene marcato con Deforming Lobes, live album registrato con la Freedom Band – composta da Mikal Cronin, Charles Moothart, Emmett Kelly e Ben Boye – in occasione del concerto tenuto al Teragram Ballroom di Los Angeles, e missato da Steve Albini all’Electrical Audio di Chicago. Prima che ce li scordiamo: anche gli UNKLE si fanno vivi e pubblicano il secondo capitolo della programmata trilogia iniziata due anni fa con The Road: Part I. Il disco s’intitola The Road: Part II/Lost Highway.
In ambito elettronico, la scorsa settimana è uscito un interessante mixtape di Bruno Belissimo di cui si è occupato Nicolò Arpinati. Di cosa stiamo parlando? Di balearic-funk, memorie house, ambientazioni sci-fi e quintalate d’ironia per cercare e affrontare nuove strade per la sua italo-disco. Merita inoltre una segnalazione l’EP Undicidisco con il quale la benemerita HELL YEAH! celebra l’ultimo tour di Alexander Robotnick. Parliamo di tre remix di una traccia già nota affidati a Prins Thomas e Bawrut. Inoltre su Smalltown Supersound esce Sources (Early Works 1986-1992), raccolta di tracce inedite del compositore norvegese Erik Wøllo ispirate a Brian Eno, Hassell, Budd e Klaus Schulze. E Local Action pubblica Oneknowing, l’album dell’artista statunitense Lena Raine, acclamata compositrice della colonna sonora del videogame Celeste.
Ultimo, ma non certo per qualità, è i disco di Fennesz. Dal suo Agora si comprendono le ragioni per le quali compositori come Tim Hecker gli devono moltissimo, scriviamo in sede di recensione. Bécs poteva rappresentare una splendida lastra di marmo nella sua carriera, e invece la nuova prova del viennese è ancora una volta, inaspettatamente, ispirata, contemporanea nella sua solenne fragilità. In chiusura, Luke Abbott festeggia il Piano Day (una serie di eventi avviata da Nils Frahm per celebrare il pianoforte), con la pubblicazione dell’album Music From The Edge Of An Island. E di seguito vi facciamo ascoltare i nuovi singoli dei Modest Mouse, il cui ultimo album Strangers to Ourselves è uscito nel 2015, e Fast Animals And Slow Kids, che usciranno presto con un nuovo disco. Per gli ascolti di tutti gli altri album vi rimandiamo ai link sopracitati.