È un weekend questo che, schiacciato tra il 40° anniversario dall’uscita di Remain In Light dei Talking Heads e i festeggiamenti per quello che avrebbe dovuto essere l’80° compleanno di John Lennon, rischia di venir spazzato via dal vortice spazio-temporale dei ricordi.
Abbiamo senz’altro due ottimi articoli a riguardo, e parliamo della recensione classic del primo e di una retrospettiva sull’ex Beatle incentrata sul suo final album Double Fantasy; viceversa non abbiamo certo nelle orecchie un gruppo di dischi indimenticabili da segnalarvi questo fine settimana. Sicuramente il songwriting dei Travis espresso nelle 10 Song registrate (anche) nei mitici Hansa di Berlino non ci cambierà la vita, così come neppure quello dei Future Island di As Long As You Are. Eppure in entrambi i casi vale la regola che se la formula rimane invariata ciò che potrebbe essere un difetto in realtà può rivelarsi un pregio. E questo vale soprattutto per i secondi, recensiti su queste pagine da Fernando Rennis, il cui synthpop incentrato sui drammi del frontman Samuel T. Herring riesce nella sua – se vogliamo – detestabilità a far dei propri limiti virtù.
Sempre a proposito di songwriting connotato da una certa classicità (e di dischi fatti bene con una loro coerenza di fondo) abbiamo April di Emmy The Great, che pare una lettera d’amore pop a New York, metropoli che la musicista (e giornalista) ha abbandonato un paio d’anni fa per trasferirsi a Hong Kong. Classicità e rotondità nella scrittura, anche e soprattutto innervata di psichedelia, che ritroviamo pure nel primo album solista di Andy Bell dei Ride, The View From Halfway, disco composto negli ultimi quattro anni e terminato durante la quarantena. Spostandoci su territori acustici, molto interessante è Silver Ladders, il nuovo lavoro dell’arpista statunitense Mary Lattimore. Ispirato dall’oceano e registrato in Cornovaglia con l’aiuto di Neil Halstead degli Slowdive, il disco, nelle parole di Mauro Bonomo, dimostra ancora una volta la qualità della Lattimore nel declinare il suono della sua arpa su diversi livelli: narrativi, ambient, cinematografici, addirittura rock.
Alzando il volume della distorsione, il weekend regala un ottimo ritorno firmato Metz. Con Atlas Vending i canadesi trovano la chiave di volta per dire la loro nel coacervo del genere post-core, scrive Massimo Onza in sede di recensione. Un album, il loro, dal sound meno claustrofobico e dal respiro più ampio, che arricchisce il linguaggio della band di nuove consapevolezze. Interessante anche la collaborazione tra la songwriter post-rock Emma Ruth Rundle e la band doom sludge Thou. May Our Chambers Be Full è un disco che risente fortemente dell’influsso degli anni ’90, dal grunge al punk DIY, e che approfondisce temi come il trauma mentale, le crisi esistenziali, la tradizione estatica della danza.
Il weekend ci regala anche due buone ristampe/raccolte: His Greatest Misses è la ristampa per la prima volta in vinile della compilation di Robert Wyatt, una selezione di brani dal periodo 1974-2003, assemblati in ordine non cronologico per invitare l’ascoltatore a esplorare trasversalmente la produzione del musicista canterburiano. Mentre This Far è il boxset di Sade contenente la raccolta completa del lavoro in studio, dagli indimenticabili esordi smooth jazz ad oggi.
L’angolo dell’indie (non quello mainstream) della settimana è dedicato all’esordio dei neozelandesi Dead Famous People, collettivo indie-pop capitanato dalla voce di Dons Savage e formatosi ad Auckland nel lontano 1989. Dopo due EP di successo al termine degli anni Ottanta londinesi (Lost Persons Area, Arriving Late in Torn and Filthy Jeanse) e sei tracce inedite nel 2002 (Secret Girls Business), questo Harry è il loro primo album. Da segnalare inoltre c’è Sleepless Night, l’album di cover degli Yo La Tengo.
Dall’Italia segnaliamo una variegata manciata di dischi: dopo vari posticipi esce finalmente Wrong Ninna Nanna, primo album dello scrittore e agitatore culturale Franco Bifo Berardi, 12 tracce impastate di field recording, drone e noise a cura di Marco Bertoni, dello storico gruppo no wave-jazz Confusional Quartet, sulle quali Lydia Lunch e Bobby Gillespie dei Primal Scream interpretano i testi scritti da Bifo. Poi abbiamo Sulla terra di Davide Tosches, un album di ballate intense e trasognate che rimandano al lirismo naïf di Flavio Giurato. E infine Coraggio, l’album di Carlo Luigi Coraggio (aka Carl Brave) che mette in copertina il nonno e si fregia di ospiti quali Elodie, Mara Sattei, tha Supreme, Ketama, Gue Pequeno, Taxi B e Pretty Solero.
Sull’elettronica imbastardita con l’hip hop troviamo infine l’ineffabile e sempre più esoterico Machinedrum con A View Of U, mentre sul fronte singoli ne abbiamo uno nuovo di Stevie Nicks (Show Them The Way con Dave Grohl alla batteria). Inoltre Lykke Li con BRON sigla il suo primo brano solo dai tempi di so sad so sexy del 2018. Poi c’è CupcakKe al solito tagliente con Elephant. Clairo e Jake Passmore degli SCORS hanno condiviso una cover degli Strokes, I’ll Try Anything Once, mentre Soccer Mommy è stata remixata da Ruban Nielson degli Unknown Mortal Orchestra (circle the drain) e da Actress (crawling in my skin). Non ultimi, tornano gli amati/odiati Greta Van Fleet che, senza sorprese, macinano altri cliché anni ’70 in My Way, Soon, e gli Smashing Pumpkins sono sempre più new wave nei due nuovi brani Anno Satana e Birch Grove.
Infine, escono in streaming un nuovo anticipo da Jewel Box di Elton John, contenente brani inediti e rarità (il formato fisico è atteso per il 13 novembre), un mix 2020 della mitica The Man Who Sold the World di David Bowie, una versione live di Pain dei The War on Drugs (antipasto del live album Live Drugs).
Per il dettaglio completo sui dischi usciti questa settimana vi rimandiamo come sempre alla sezione del sito Weekly, che contiene inoltre le notizie e i videoclip che hanno tenuto banco da lunedì ad oggi.