Una curiosa manciata di uscite discografiche, quella di questo WE, tra le quali si distinguono innanzitutto un paio di lavori la cui scrittura e narrazione lancia ponti naturali tra contesto e sentimenti, natura e emozioni. Parliamo di Echo di Indigo Sparke e Cool Dry Place di Katy Kirby, i cui rispettivi album sembrano attivare un interessante dialogo a distanza a partire dalla scelta dello scatto di copertina. Nel primo caso abbiamo un disco folk psych che attacca con Colorblind, un brano che più Mazzy Star di così non si potrebbe. Il primo di una serie di piccoli incantesimi dipinti con tratto etereo ed essenziale, eppur dotata di una sua consistenza vuoi per la modulazione di un registro angelico eppur articolato, vuoi per scrittura e temi trattati che vanno dalla dipendenza alla guarigione, dalla queerness alla sofferenza e alla gioia. A dar una mano sia nella cura dell’artwork sia in co-produzione c’è Adrianne Lenker, un ulteriore sigillo di qualità ad un’opera che definire magica è il minimo. Anche perché Sparke, con i suoi capelli al vento, rappresenta l’ideale versione ipnagogica della stessa frontwoman dei Big Thief, con tutto il pagano misticismo che ne deriva.
Diverso, ma non completamente distinto, il disco della texana Kirby, che conserva, proprio come quello della folksinger australiana, i tratti di un’opera profondamente personale, essenziale nel timbro quanto nella prosa. Al deserto di Echo subentra una natura selvatica puntellata da acuminati cactus: Cool Dry Place è composto da delicate ballate per piano e voce (Portals), genuina indie music chitarristica intinta nel folk come nel pop (la title track) ed episodi più rock (Juniper), il tutto confezionato da una scrittura assieme agile e curiosa, capace di rifinire l’intimismo con sguardo arguto e delicato humor (recensione di Edoardo Bridda).
Immergendoci in altre musiche che dialogano con il deserto, abbiamo Crestone, colonna sonora degli Animal Collective di un omonimo docu-film scritto, prodotto e diretto da Marnie Ellen Hertzler in collaborazione con Memory: il film segue la storia di alcuni Soundcloud rapper che vivono in solitudine nel deserto del Colorado (che dà nome alla pellicola) coltivando erba e caricando musica su internet. E se già sulla carta la pellicola desta interesse e curiosità, le visionarie musiche composte da Geologist e Deakin – tra musica concreta, echi country à la The West, ambient e psichedelia – non sono da meno. Continuando con il viaggio, a questo punto niente di meglio che proporvi l’ascolto del nuovo album dei Mogwai, As The Love Continues, una band in evoluzione continua, poco eclatante magari, ma continua, scrive Tommaso Iannini in sede di recensione. Il nuovo lavoro ne certifica l’invidiabile intraprendenza e una verve di tutto rispetto.
Il WE segna anche il ritorno in buona forma e in discreta freschezza dei Tindersticks. Distractions non è un lockdown album – ed è il frontman Stewart Staples a dircelo – ma sicuramente qualcosa che dialoga con ciò che abbiamo dovuto tutti affrontare nell’ultimo anno, vedi la traccia finale The Bough Bends, dieci minuti tra spoken word e morbida psichedelia. Bentornati. Altro progetto interessante è quello di Frederik Valentin, i cui album binari e gemellati 0011001 / 0011000 cercano la via di un indie pop orecchiabile e delicato, tra riflessioni sonore e cinematografiche. Qualcosa di non scontato che se non decolla completamente, manco sprofonda. In definitiva trasporta, e sono le parole di Mauro Bonomo.
Spostandoci sull’Italia, tutti stanno parlando dell’esordio di Venerus dopo che OBE di MACE ha fatto molto bene nelle chart italiane. Magica Musica è nato dalla collaborazione tra i due produttori ed è un lavoro generoso, composto da variegate produzioni che trovano in una onirica vena soul pop il comun denominatore. Lo Stato Sociale, nel frattempo, continua la serie di 5 lavori ad personam con Lodo e 42 Records pubblica Vitamine, l’esordio del polistrumentista piemontese Roberto Grosso Sategna, in arte Dieci. Il suo è il racconto di piccole e grandi storie con leggerezza da fiaba elettrica, in cui convergono un’innovativa e raffinata scrittura cantautorale e una più rapida espressività ritmica, tra ritmiche reggaeton e ballabilissimo electro-pop (recensione di Beatrice Pagni in arrivo).
Sulla techno, è un piacere riascoltare i Giant Swan, ovvero Robin Stewart e Harry Wright, il cui omonimo album di debutto è stato uno dei più acclamati del 2019. Il nuovo 12” Do Not Be Afraid of Tenderness riconferma la loro techno robusta ed energica con abbondanti venature industriali (recensione di Lorenzo Montefinese). Sull’elettronica UK è interessante lo studio tra dub e acid da parte di Om Unit e sulla scia puntillista extra cromata di Mark Fell ritroviamo l’ottimo Rian Treanor con l’EP Obstacle Scattering. Per quanto riguarda il grime c’è il 36enne Ghetts alle prese con il disco della vita.
Dal lato minimalista/orientalista delle musiche del fine settimana menzione particolare va infine all’incantevole Angel Tears in Sunlight, l’album di Pauline Anna Strom, venuta a mancare lo scorso dicembre, un disco che dipinge regni immaginari con tonalità cangianti e caleidoscopici effetti.
Per il dettaglio completo delle uscite del WE vi rimandiamo alla pagina dedicata.