Venezia 76. Lucrecia Martel su Polanski: “È giusto che il suo film sia in concorso”

Parità di genere e Roman Polanski sono state le parole chiave della conferenza stampa di apertura della 76a Mostra del cinema di Venezia alla quale hanno partecipato il direttore Alberto Barbera e la presidente di giuria Lucrecia Martel

Parità di genere e Roman Polanski sono state le parole chiave della conferenza stampa di apertura della 76a Mostra del cinema di Venezia, alla quale hanno partecipato il direttore Alberto Barbera e la presidente di giuria Lucrecia Martel, commentando in maniera diversa le polemiche relative alla presenza, in concorso, del nuovo film del regista polacco (accusato nel 1977 di stupro ai danni di una tredicenne ed espulso nel 2018 dall’Academy) e alla scarsa percentuale di registe donne nella lineup dei film scelti per questa edizione.

Barbera si dice convinto della distinzione tra uomo e artista, perché «La storia dell’arte è piena di artisti che hanno commesso crimini di diversa natura, eppure abbiamo continuato ad ammirare le loro opere, e lo stesso vale per Polanski, che secondo me è uno degli ultimi maestri ancora attivi del cinema europeo». La Martel invece insiste sull’incapacità di distinguere le due facce della stessa medaglia: «Non riesco a separare l’uomo dall’arte, ma il caso di Polanski è più complicato. C’è un uomo che commette un crimine di queste dimensioni, che viene condannato e la sua vittima si considera soddisfatta del risarcimento…per me è davvero difficile giudicare», spiega la regista. argentina . «Allo stesso modo è difficile definire quale sia l’approccio giusto da adottare con persone che hanno commesso determinati atti e sono stati giudicati per questo. Ma d’altronde, queste domande fanno parte del dibattito dei nostri tempi».

«Di certo non mi congratulerò con Polanski, né parteciperò alla cena di gala del suo film», continua la Martel. «Giudico però corretta la scelta di inserire il film in concorso a Venezia. Dobbiamo sviluppare un dialogo con lui e questo è il posto migliore per proseguire con questo tipo di discussione». In tema di differenza di genere invece la risposta è che «le quote non saranno mai soddisfacenti, e al momento non ci sono altre soluzioni per garantire l’inclusione delle donne o per dare alle donne il posto che meritano. La situazione non mi piace ma non credo di conoscere nessun altro sistema che possa costringere questo settore a pensare in modo diverso e a prendere in considerazione i film diretti da donne».

Di tutt’altra opinione sembra Barbera: «Sono completamente contrario alle quote nella selezione di un festival cinematografico. Dovremmo pensare alle quote in diversi settori come l’ammissione a scuole di cinema o finanziamenti vari, dove il pregiudizio è ancora in atto. Introdurre quote a un festival sarebbe offensivo perché andrebbe contro l’unico criterio che dobbiamo considerare, ovvero la qualità del singolo film». Qui ribatte la Martel, chiedendo al direttore se in una situazione di 50/50 sarebbe sicuro di non ottenere quel criterio. «Se avessi trovato il 50% dei film diretti da donne, avrei fatto la selezione senza quote. Ci ho provato. Ma degli oltre 1.000 film presentati a Venezia quest’anno solo il 23% proveniva da donne. Sarebbe bello se avessimo il 50% dei film diretti da donne in competizione, come segno dell’abbattimento di barriere, e mi sarebbe piaciuto invitare più registe. Purtroppo alcuni dei film diretti da donne non avevano quella qualità che cercavamo».

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