Venezia 76. Joaquin Phoenix presenta Joker: “Un personaggio che lotta per trovare la felicità”

Otto minuti di applausi dopo la proiezione ufficiale di ieri sera. Al Lido non si parla d'altro ormai: il Joker di Todd Phillips e Joaquin Phoenix sembra aver conquistato la critica e il pubblico di Venezia.

Otto minuti di applausi dopo la proiezione ufficiale di ieri sera. Al Lido non si parla d’altro ormai: il Joker di Todd Phillips e Joaquin Phoenix sembra aver conquistato la critica e il pubblico accorsi alla 76ª Mostra di Venezia, dove il film è stato presentato in anteprima mondiale. Le ragioni di questo successo sono piuttosto semplici e vanno individuate nel lavoro svolto dal regista e sceneggiatore di Una notte da leoni e nella performance dell’attore, entrambi al servizio di una storia che affonda le mani nei fumetti ma che trova la sua forma migliore nel realismo urbano di una Gotham City al collasso.

«Rispetto ai miei film precedenti è certamente diverso, ma il cuore è sempre lo storytelling, ed è qualcosa che mi porto dietro dall’infanzia grazie al cinema che più mi ha influenzato» dichiara Phillips in conferenza stampa. «Sono sempre stato affascinato dallo studio sui personaggi che vedevamo negli anni ’70, e mi sembrava interessante l’idea di riproporre quell’analisi in un genere come quello dei cinecomic, tuffandomi dentro la mente di Joker. E quando hai a disposizione un grande attore, puoi fare davvero qualcosa di speciale».

Interviene anche Phoenix, spiegando ciò che l’ha attratto del progetto: «Avremmo affrontato il personaggio a modo nostro, senza riferirci a nessuna iterazione passata, e infatti sembrava che fosse una nostra creazione. Ma l’aspetto che ho amato di più di Arthur è il suo essere difficile da definire. Alcune volte pensavo di aver identificato parti della sua personalità, altre tornavo indietro perché volevo che rimanesse un mistero, e ogni giorno scoprivamo cose nuove su di lui». E riguardo a questo personaggio così complesso e sfuggente, l’attore lo descrive come «un ragazzo in cerca della propria identità che per errore diventa un simbolo. Il suo obiettivo è davvero quello di far ridere la gente e portare gioia al mondo».

Parlando invece dei riferimenti letterari e cinematografici, è Phillips a citare una delle maggiori fonti d’ispirazione per la sceneggiatura scritta a quattro mani con Scott Silver, ovvero il film muto del 1928 L’uomo che ride (a sua volta tratto dal romanzo omonimo di Victor Hugo): «Sentivano di avere molta libertà perché Joker non aveva mai avuto una storia di origini nei fumetti, quindi pensavamo che fosse un punto di partenza davvero liberatorio, senza regole o confini, con Scott e io determinati ogni giorno a inventare qualcosa di totalmente folle».

Impossibile non menzionare il lungo processo che ha portato Phoenix a entrare nei panni di Arthur Fleck, tra dimagrimento e studio di particolari casi clinici: «Quando inizi a perdere così tanto peso in poco tempo le possibilità di impazzire sono dietro l’angolo. Ho anche letto storie di assassini politici e aspiranti serial killer senza che queste informazioni definissero troppo la personalità di Arthur, perché volevo essere libero di creare qualcosa che non fosse identificabile. Non volevo che uno psicologo fosse in grado di identificare il tipo di persona che era». C’è però un elemento che caratterizza questo nuovo ritratto del clown principe del crimine, ed è un’iconica risata che il regista definisce in tre modi: «C’è quella dell’afflizione, quella spontanea e quella gioiosa, ma c’è una grossa parte di dolore che permea la reazione di Joker alle varie situazioni. Una parte di lui sta cercando di emergere».

«Non voglio pensare ad Arthur come a un personaggio tormentato – conclude Phoenix – Non c’è solo quell’emozione, ma anche la gioia e la sua lotta quotidiana per trovare la felicità sentendosi connesso al mondo in cui vive. Vuole calore e amore come tutti noi».

Su Sentireascoltare potete già leggere la recensione di Joker.

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