«Non ci volevo più andare e non ci sarei mai tornato, se non avessi avuto Vita spericolata», scriveva nel 2021 Vasco Rossi su Instagram ricordando che il 3 febbraio 1983 si presentò per la seconda volta al Festival di Sanremo con quella che diventerà una delle sue canzoni più celebri.
A due anni da quel post, il Blasco nazionale torna sui medesimi concetti, ampliandoli, in una video-intervista / articolo concessa a Marinella Venegoni de La Stampa in occasione dei 40 anni dall’uscita del brano. A suo avviso è «una delle canzoni più fraintese della storia dell’umanità, un inno alla vita vissuta spericolatamente nel senso di intensamente». Vi proponiamo un estratto, anticipato da quanto Vasco scrisse originariamente via social media.
Pensai che era la canzone della mia vita e che sarebbe stato bello salire sul palco di Sanremo a cantare: “Voglio una vita maleducata, di quelle vite fatte, fatte così” – aggiunge – Ci giravo intorno da sei mesi.. cercavo un testo all’altezza della musica che mi aveva dato Tullio Ferro. Mi mancava il verso giusto, il primo. Quando è arrivato, sono impazzito dalla gioia. Ero in Sardegna. Dovevo fare un concerto, ma pioveva e quelli erano gli anni in cui, se pioveva, dovevi cancellare tutto. Mi ricordo questo campo sportivo illuminato di notte, io ero in macchina. Mi venne: “Voglio una vita…” A quel punto ho capito tutto: la voglio spericolata, maleducata, la voglio vissuta …Si piazzò ultima nella classifica, ma diventò la canzone dei ragazzi come me.
Vasco Rossi, IG 2021
Nel 1982, dopo “Vado al massimo”, Ravera mi disse che dovevo tornare per riconoscenza. E io: guarda che son venuto a febbraio e ho fatto il matto perché volevo farmi notare. Non posso tornare a fare il matto, perché dopo dovrei andare a lavorare in un circo. Continuavo a rifiutare, ma a settembre magicamente, dopo molto tempo a lavorarci, venne fuori il testo per la bellissima musica di Tullio Ferro
Vasco Rossi, La Stampa 2023
Si trattò, a suo modo, di un’epifania, scrive Solventi nel suo articolo. Lo fu anche e soprattutto perché la prima apparizione video nazionalpopolare di Vasco si era già consumata l’anno precedente con Vado al massimo (al netto della comparsata a Domenica In del 14 dicembre 1980, in diretta dal MotorShow dove si produsse in una opportunamente tamarrissima Sensazioni Forti) [continua la lettura]
Sanremo a quei tempi durava 3 giorni, le canzoni si ascoltavano una volta sola, due se arrivavi in finale. La più semplice colpiva. Io ero lì per farmi notare, per dare uno schiaffo a questo mondo imbalsamato. Quelli come me non aspettavano Sanremo per sentire musica nuova, noi ascoltavamo tutt’altro. Il Festival si guardava per i cantanti classici, per vedere l’ultimo look di Romina, Gianni Morandi che ricominciava, le giurie. Oggi le canzoni si ascoltano 4 o 5 volte durante tutta la settimana, hai tempo di apprezzare la qualità oltre la semplicità e basta, chi vota è un po’ più giovane, e cominciano a vincere quelli che hanno le canzoni più forti. Non significa ovviamente che quella che vince è la più bella, il risultato vero si sa dopo, quando una canzone va nell’aria e arriva al cuore della gente.
Vasco Rossi, La Stampa 2023
Su SA trovate inoltre vari ascolti della discografia di Vasco Rossi, oltre alle recensioni di Siamo Qui, Siamo Solo Noi e Vivere O Niente, ed anche un interessante articolo sempre a firma Stefano Solventi sul gigantismo dei suoi (ma non solo suoi) spettacoli live.