All’inizio del 1972 i Van Der Graaf spezzano il tour inglese, che inizia a gennaio e finirà a marzo, facendo tappa in Italia: otto date senza nemmeno una pausa, e per tre volte anche due spettacoli al giorno. È l’effetto Pawn Hearts – quarto disco della band uscito pochi mesi prima – che in Italia si è arrampicato in classifica come ai ragazzi inglesi non è mai capitato di vedere. Una bellissima sensazione. La conseguenza è un tour approntato in fretta, con cachet tutto sommato ancora ridotti, e la grossa incognita di come potranno andare le cose in un paese che non hanno mai saggiato.
Hammill e gli altri ragazzi della band lo scoprono l’8 febbraio. Sbarcano a Milano per esibirsi al Teatro Massimo per la prima data del tour italiano, e la scena che si para di fronte ai loro occhi è spaventosa: una folla che invade le strade, la polizia che cerca di contenerla, l’auto dei musicisti della Charisma che fatica a farsi strada nel caos. I VdGG pensano al peggio. Del resto sono gli anni ’70, quelli delle contestazioni, delle dimostrazioni di piazza, in Italia in particolare degli autoriduttori e della musica gratis per la quale sui palchi si tirano bombe Molotov, dell’impegno politico che deve coinvolgere anche i musicisti. Da noi sono quelli passati alla storia come “anni di piombo”, si spara in nome della “destra” e della “sinistra”.
Parrebbe l’inizio di un incubo destinato a smorzare gli entusiasmi per l’effetto delle vendite di Pawn Hearts, ma dopo pochi minuti di confusione l’ansia di Hammill, Banton, Jackson e Evans si trasforma prima in sollievo, poi in sincero stupore: tutti quei giovani che provano a sfondare i cordoni della polizia sono lì per loro, per applaudirli e osannarli, per trasformare in trionfo le otto date da Milano a Ravenna. Prima di tornare in patria, riprendere a suonare il 19 febbraio all’università di Reading, e da quel momento capire in via definitiva che nessun pubblico al mondo avrebbe mai amato i Van der Graaf Generator come quello italiano.
Continua la lettura sull’approfondimento di carriera dedicato alla band curato da Andrea C. Soncini. Di seguito una rara registrazione live del concerto genovese di quel tour.