Con un suo murale – poi rimosso – aveva criticato la Brexit, ma chissà se da oggi Banksy sarà ancora così europeista. L’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) ha infatti deciso che il famoso street artist britannico non può rivendicare il marchio di una delle sue opere più famose, The Flower Thrower, poiché per via soprattutto del fatto di non aver mai rivelato la sua identità, non può formalmente esserne considerato l’autore.
La vicenda andava avanti da due anni e ha visto contrapposto l’artista e un’azienda di biglietti d’auguri riguardo al murale apparso su un muro di Gerusalemme nel 2005 e che raffigura un manifestante palestinese col volto coperto nell’atto di lanciare un mazzo di fiori come se fosse una molotov. Banksy – spiega l’Independent – aveva depositato il marchio dell’opera nel 2014, ma quattro anni dopo l’azienda Full Color Black, che aveva intenzione di utilizzare l’immagine per i propri prodotti, contestò la decisione sostenendo che l’artista non potesse vantare per sé il copyright del dipinto poiché non era sua intenzione utilizzarlo per scopi commerciali (nonostante la recente apertura di un negozio online che sembra gli sia stata consigliata dai suoi avvocati in via strategica proprio in chiave contenzioso legale); e oggi l’UE ha dato ragione proprio alla società con sede nell’Hertfordshire, in Inghilterra.
I giudici dell’EUIPO hanno spiegato che l’anonimato, da sempre rivendicato da Banksy, non permette l’applicazione alle sue opere del concetto di proprietà intellettuale. Inoltre, le sue dichiarazioni pubbliche passate sul copyright, spesso orientate al più totale disinteresse nella tutela legale del marchio, non giocano certo a favore dell’artista.
E adesso che succederà? Secondo uno degli avvocati di Full Color Black, la decisione ha stabilito un precedente in quanto potrebbe determinare il mancato riconoscimento della proprietà riguardo a tutte le opere del painter.
Painter la cui identità, come si sa, non è mai stata svelata, ma è quasi certo che sia nato a Bristol, in Inghilterra, dove all’alba degli anni Novanta apparvero i suoi primi graffiti. Dopo un’attenta valutazione di una serie di indizi, e dopo un’intervista alla radio rilasciata dal producer d’n’b Goldie, è stato ipotizzato che possa trattarsi di Robert del Naja, leader della band trip-hop inglese Massive Attack.