«Non si è trattato di mettere il latte sulla porta di casa delle persone o addirittura metterglielo nel frigo. Gli abbiamo messo il latte direttamente nella tazza insieme ai corn flakes, ed è stato un po’ forte, è vero». Dice così Bono all’indomani dell’infelice trovata di caricare gratis il tredicesimo album in studio degli U2, Songs Of Innocence, direttamente nei dispositivi degli utenti iTunes. Il 9 settembre 2014, infatti, a cinquecento milioni di persone il disco appare come per magia tra gli acquisti del cloud per poi sincronizzarsi con i loro iPod, iPhone o iPad.
Una forzatura per cui lo stesso vocalist, a stretto giro, e poi ancora negli anni a venire, sentirà il dovere di scusarsi. Già un mese dopo comincia ad avere il dubbio di averla fatta grossa: «Abbiamo consegnato il latte e solo dopo abbiamo scoperto che qualcuno era intollerante al lattosio», afferma in un’intervista concessa a margine dell’uscita fisica del lavoro. E nonostante rivendichi ancora la bontà dell’operazione («A chi ci critica dico che noi siamo nel futuro»), non appena lui e la sua band tornano coi piedi per terra si rendono conto della realtà. In una videochat svoltasi proprio negli stessi giorni sulla pagina Facebook degli U2, una sostenitrice gli rimprovera l’invadenza e il cantante si cosparge il capo di cenere: «Mi dispiace per quanto accaduto, temevamo di non vendere. C’è stato un pizzico di megalomania». Ma giusto un pizzico.
Le scuse di Bono
Tardiva (e un tantino ipocrita) l’ammissione di colpa più recente desumibile dalle pagine del libro autobiografico del cantante, Surrender: 40 Songs, One Story, uscito nel novembre 2022: «A me darebbe fastidio alzarmi al mattino e trovare Bono nella mia cucina, con indosso i miei vestiti, che si beve il mio caffè mentre legge il mio giornale. Quest’album gratis degli U2 ha avuto un costo fin troppo alto. Se l’idea fosse stata di regalare il disco a coloro a cui piace la nostra musica, OK, ma regalarla a chi non ha mai avuto il minimo interesse in noi non è stato vincente, dovevamo aspettarci questa reazione. Mi prendo tutta la responsabilità dell’operazione, è stata colpa mia e di nessun altro in seno alla band o in Apple. Pensavo fosse una buona idea e invece direi proprio di no».
Il 9 settembre 2014 gli U2 immaginano un nuovo mecenatismo nel mondo del rock: vendere un loro album di inediti a una Big Tech, che poi provvederà a distribuire gratis l’opera ai propri utenti. Nota a margine preliminare, una curiosità del tipo CTI (Coincidenze Temporali Insignificanti): quella stessa sera di martedì, in tutt’altro luogo rispetto all’iperuranio delle multinazionali, e cioè sulla Terra, a Roma, è in programma un concerto dei Bluvertigo, band che stilisticamente dagli U2 degli anni Novanta non ha mai fatto mistero di aver attinto a piene mani, nel quadro di un breve tour rientrante in uno dei loro (vani) tentativi di reunion. L’accostamento tra i due gruppi è – ribadiamo – del tutto trascurabile, ma l’allineamento astrale, cioè inediti degli U2 che escono nello stesso momento in cui suonano Morgan e soci, ha avuto un precedente. Ai tempi di Pop, infatti, nei minuti in cui il mondo aspettava di ascoltare per la prima volta il singolo di lancio Discothèque, il pubblico italiano ingannava l’attesa con il gruppo monzese che eseguiva in diretta radiofonica un’accorata versione di Love Is Blindness.
Nel 2014 son però lontani i tempi di Pop, uno dei lavori più controversi degli U2 ma infinitamente migliore di quanto sapranno tirar fuori in seguito. Lo “scollamento dalla base” era in verità iniziato anni prima ma nessuno credeva che avrebbero sorpassato l’ennesima linea rossa: scrivere un album che compiacesse prima il CDA di una corporation che i propri fan (non che fare musica compiacente in generale sia di per sé edificante). Ironia della sorte, il disco esce lo stesso giorno in cui l’azienda californiana mette fuori produzione l’iPod Classic, il lettore di musica digitale una cui versione nei colori rosso e nero dedicata agli U2 era stata lanciata sul mercato nel 2004, segnando la prima collaborazione congiunta tra Apple e il quartetto irlandese.
Il lancio inaspettato su iTunes
Moltissimi utenti iTunes lamentano l’essersi ritrovati improvvisamente Songs Of Innocence nel loro cassetto, e non a torto. D’accordo con loro, molti osservatori che rifiutano il parallelo tra l’operazione uduica e quella messa in piedi dai Radiohead con In Rainbows sette anni prima. Nel 2007 Thom Yorke e soci pensarono di svincolarsi dalle major e rendere disponibile il loro nuovo album in download dal proprio sito secondo il principio it’s up to you, ossia lasciando all’acquirente la facoltà di scegliere quanto pagarlo. Gli U2 invece fanno altro: si mettono in tasca preliminarmente un centinaio di milioni di dollari (spicciolo più, spicciolo meno) e concedono che SOI venga diffuso gratuitamente a «un miliardo di orecchie», come dicono loro, imponendoglielo tra gli ascolti preferiti. Qualcosa di molto più invasivo dei Radiohead, e infatti le proteste si sprecheranno. In ogni caso né gli U2 né il gruppo di Oxford apriranno davvero una nuova strada, e sia l’una che l’altra modalità di distribuzione musicale resteranno casi pressoché isolati.
Riguardo all’operazione degli U2, è Bono in persona a convincere Tim Cook, il quale inizialmente è scettico a riguardo. «Stai parlando di musica gratis – gli chiede il CEO dell’azienda di Cupertino? Ma lo sai che noi a Apple non facciamo questo, piuttosto ci preoccupiamo che gli artisti vengano pagati per quello che producono?». «Non è proprio regalarla – replica il cantante –, voi la pagate a noi e poi la rendete disponibile gratis, come un regalo alla gente. Non è meraviglioso? Come quando Netflix compra i film e li rende fruibili agli abbonati». «Ma noi non siamo una piattaforma per abbonati”, risponde Cook. «Non ancora – ribatte ancora Bono – ma potreste iniziare con noi. Io credo che dovremmo regalare il disco a tutti, non solo a coloro a cui piacciono gli U2, poi ognuno deciderà se ascoltarlo o meno».
La discutibile qualità dell’album
Un’operazione sbagliata non solo nel metodo ma anche nel merito. Fosse stato un buon disco, almeno. SOI è molto peggio addirittura dei tre non proprio memorabili (se non per le vendite dei primi due) album dati alle stampe dal 2000 in poi, ma per il dettaglio vi rimandiamo alla recensione scritta all’epoca dal nostro Stefano Solventi. Songs Of Innocence segna una ulteriore svolta al ribasso nelle qualità compositive della band, che se negli anni 2000s ha evidenziato un comprensibile calo d’ispirazione, nei 2010s si sbraca definitivamente. Indifendibili, se non da quel pugno di die-hard fan più oltranzisti (che comunque, per la passione profusa, alla musica fanno sempre bene), gli U2 mostrano di non essere più in grado di partorire idee valide e probabilmente fino a dieci anni prima, un disco come Songs Of Innocence non l’avrebbero mai messo in circolazione. A salvarlo, ma solo parzialmente, è la produzione affidata a un nutrito team di specialisti, dal producer statunitense Danger Mouse (Gorillaz, The Rapture, The Good The Bad & The Queen, Black Keys), a quello inglese Paul Epworth (Bloc Party, Florence + the Machine, Bruno Mars), fino all’ex OneRepublic Ryan Tedder (Jennifer Lopez, Adele, Beyoncè, James Blunt), Declan Gaffney e Flood (accreditato solo in Song For Someone). Tanta profusione di energie suona però come il più classico degli accanimenti terapeutici su un gruppo ormai da encefalogramma piatto, tranne qualche rarissima eccezione.
Il successo dei live show e il futuro degli U2
Tuttavia se il disco è deludente, non altrettanto si potrà dire del relativo tour, anzi. Come sempre nel caso degli U2 i live show sono determinanti, e qui, ancora una volta, il gruppo fa centro, concependo un mirabile spettacolo multimediale, com’è nel loro stile, ben prodotto, tematicamente coerente e che, per quanto incredibile possa sembrare, riuscirà a rendere digeribili anche i nuovi brani.
Il copione si ripeterà con l’opera gemella di Songs Of Innocence, quel Songs Of Experience che nel 2017 completerà il dittico di album pensato fin dall’origine come un’opera unica e che, pur parimenti scadente sul piano della scrittura, avrà se non altro il buon gusto di essere più dimesso nel mood e sarà seguito da un altrettanto azzeccato live show che in pratica sarà la prosecuzione del precedente. Attualmente, i due lavori in studio sono gli ultimi dati alle stampe dalla band, e dopo sette anni non se ne intravede ancora un successore. Ma forse, visto il livello creativo attuale della band, è meglio così. Se gli U2 si fossero sciolti dopo il 360 Tour avrebbero lasciato da trionfatori, come i R.E.M., ma le cose sono andate diversamente.