Rage Aginst The Machine
La protesta nuda dei Rage Aginst The Machine durante il Lollapalooza del 1993

Tom Morello ricorda la protesta nuda dei Rage Against The Machine a Lollapalooza ’93

Il chitarrista ricorda la famigerata protesta dei RATM contro la censura durante il loro set al Lollapalooza del 1993

In una recente intervista rilasciata ad Uncut, Tom Morello è tornato sulla famigerata protesta anti-censura inscenata dai Rage Against The Machine durante l’orario in cui era programmata la loro esibizione al Lollapalooza 1993.

Quel giorno, a Philadelphia, il chitarrista, assieme ai suoi compagni di band, salirono sul palco completamene nudi per protestare contro la censura musicale, ognuno con indosso del nastro isolante nero a coprire la bocca e una lettera sul petto a formare la scritta PMRC, ovvero Parents Music Resource Center, la sigla dell’associazione fondata da Al Gore, che appone i noti adesivi Parental Advisory sui dischi giudicati controversi.

Il gruppo rimase immobile a “combattente” per 15 lunghi minuti di cui solo i primi 5, racconta Morello, avevano raccolto l’entusiasmo della folla accorsa per vederli. Le cose inevitabilmente cambiarono non appena l’audience realizzò che la band non avrebbe affatto suonato.

Quando il pubblico ha compreso che non si trattava di una veloce dimostrazione, la situazione è cambiata. Negli ultimi cinque minuti c’è stata ostilità totale. La gente ha cominciato a fischiarci e a bersagliare i nostri genitali con monete da un quarto di dollaro. …ma il momento in cui avrei voluto avere addosso i pantaloni è stato quello in cui è arrivata la polizia…
Tom Morello

La polizia non formulò alcun capo d’accusa contro il metodo di protesta della band che fu scortata fuori dal palco dalle forze dell’ordine, eppure, come deduciamo dalle dichiarazioni del chitarrista, dev’essere comunque stata una situazione piuttosto imbarazzante. Qualche tempo dopo, sempre quell’anno, i quattro tornarono in città per eseguire gratuitamente lo show che avevano mancato.

Speriamo che la protesta sia servita a sottolineare come la libertà d’espressione musicale non sia qualcosa che puoi dare per scontato e per cui invece bisogna lottare. E questo anche se le persone ricordano solamente che stavamo lì nudi
Tom Morello

I Rage Against the Machine torneranno in tour nel 2021 e già avevamo avvistato Zack de La Rocha allenarsi duramente per le date previste quest’anno poi saltate a causa della pandemia. Nel frattempo la formazione ha ristampato l’intera discografia e in ottobre ha condiviso per lo streaming lo storico Live in Mexico City del 1999.

Lo scorso luglio, Tom Morello ha collaborato con Bloody Beetroots, Shea Diamond e Dan Reynolds (Imagine Dragons) – assieme a Justin Tranter e Eren Cannata – per scrivere e condividere un brano inedito contro il razzismo, Stand Up. A novembre, inoltre, il chitarrista ha fatto notare ai supporter di Trump che intonavano Killing in the Name, celebre hit dei Rage Against the Machine, che il brano ha chiaramente tutt’altro significato rispetto a quello inteso dai sostenitori del partito repubblicano. 

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