Dopo trent’anni di carriera fra musica e cinema, Federico Zampaglione, in arte Tiromancino, ha deciso di raccontare, con uno stile originale e pungente, uno dei meccanismi più tossici dell’industria musicale contemporanea: quello dei finti sold out e dei tour sovrastimati, spesso imposti agli artisti da agenzie e uffici stampa. Lo ha fatto con una lunga e amara pagina di sceneggiatura pubblicata sui social, in cui narra la spirale che inghiotte giovani artisti tra aspettative gonfiate e realtà ben più dure, lasciando dietro di sé sold out che tali non sono, annullamenti, perdite economiche e danni d’immagine.
«Tu sei l’artista e io chi ti organizza i concerti», scrive Zampaglione, imbastendo un dialogo tra manager e musicista che ricorda i toni grotteschi ma reali di certa serialità italiana, tra paternalismi, false promesse e clausole capestro. Una modalità di racconto che non è casuale: prima di essere solo Tiromancino, Zampaglione è anche autore e regista di film come Nero bifamiliare (2007), Shadow (2009), Tulpa (2012) e del recente The Well (2023), presentato all’ultimo Sitges Film Festival. Il tono narrativo scelto per la riflessione si rifà quindi a un altro campo in cui Zampaglione ha maturato una forte consapevolezza formale: il cinema di genere, che spesso gioca con le strutture per smascherare le ipocrisie della realtà.
Il racconto si fa ancora più rilevante alla luce delle recenti polemiche sul primo concerto di Elodie in uno stadio, San Siro, dove è emerso che una parte dei biglietti è stata venduta a prezzi fortemente ribassati, nello specifico 10 euro, per cercare di riempire gli spalti. Una strategia di scontistica aggressiva che trova eco proprio nella “sceneggiatura” di Zampaglione, dove il manager propone di “riempire lo stadio con biglietti gratuiti, ad un euro, dieci euro, con la spesa al supermercato o via contest con gli influencer”.
«Solletica l’ego di qualcuno (meglio se ingenuo o megalomane) e poi… mangiaci sopra a vita!», conclude Zampaglione, che tiene a precisare come il post non sia riferito a nessun caso specifico, ma a una prassi diffusa e consolidata. Nonostante il tono ironico e teatrale, il contenuto è fin troppo chiaro: la fame di visibilità e status ha trasformato molti tour in operazioni finanziarie viziose, dove l’immagine ha la meglio sulla sostenibilità e la verità.
Una riflessione necessaria da parte di un artista che, pur con un profilo spesso defilato rispetto al clamore social, ha attraversato le epoche del pop italiano rimanendo coerente con sé stesso e capace di muoversi tra canzone d’autore e cultura visuale.