Due mesi fa vi avevamo parlato in un articolo delle forti critiche di Thom Yorke, spalleggiato da Nigel Godrich, contro il servizio musicale digitale Spotify, reo di arricchirsi senza distribuire equamente i profitti alle band meno celebri e in vista. Al riguardo si è espresso anche Moby – che da poco ha pubblicato l’undicesimo album Innocents – con una dichiarazione pubblica rivolgendosi al leader dei Radiohead in questi termini: “Gli artisti che si adattano sono ok. Un musicista che fa dischi, tour, Dj e remix è ok. Amo Thom Yorke, ma quando l’ho sentito lamentarsi di Spotify mi è sembrato come un vecchio che urla contro i treni ad alta velocità”. La risposta dell’interessato non si è fatta attendere, e con un post sul canale Twitter del 26 novembre ha scritto “Sono un quarantancinquenne che-ha-paura-della-tecnologia (tradotto da Luddity) e ne vado fiero. Yawn”.
La polemica Moby-Yorke riaccende il dibattito su Spotify
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Daniele Rigoli
- 27 Novembre 2013
