Taylor Swift sa bene cosa significhi essere professionalmente di proprietà di qualcuno. Ricordate? L’anno scorso la cantante parlò del fatto che i diritti sui master dei suoi primi sei album erano stati acquisiti da Scooter Braun, il potente manager musicale che – appunto – nel 2019 ha acquistato Big Machine Records, l’etichetta (e pertanto anche il suo catalogo) per cui la Swift incideva, e che la stessa artista ha accusato di bullismo e manipolazione perpetrati per anni contro la sua persona.
Ora però la vicenda si arricchisce di un nuovo capitolo, un capitolo che ha fatto imbufalire la cantante statunitense, tanto da ispirarle un lungo post in cui ha lanciato pesanti accuse verso quello che, in pratica, solo per un anno e mezzo è stato il suo “titolare”. All’insaputa di lei, infatti, l’imprenditore, attraverso la sua compagnia Ithaca Holdings LLC, ha venduto i diritti di quei master al fondo d’investimenti Shamrock Holdings, guidato da Roy E. Disney, nipote di Walt Disney, per una cifra di poco superiore ai 300 milioni di dollari; e non appena la notizia ha iniziato a circolare la stessa artista, inviperita, ha voluto dire la sua sull’accaduto con un post a mezzo social in cui ha raccontato i retroscena dell’operazione, in particolare il fatto che questa sarebbe stata organizzata alle sue spalle e che lei ne sarebbe venuta a conoscenza solo grazie alla compagnia acquirente, che l’ha contattata pur non dovendo, secondo espressa richiesta del venditore. Non solo. Il team di avvocati della Swift avrebbe provato a fare un’offerta a Braun per acquisire i master ma il manager gli avrebbe risposto che conditio sine qua non per l’acquisto sarebbe stata la firma, da parte della loro assistita, di un accordo di non divulgazione con cui si sarebbe impegnata a non parlare mai male di lui. «I miei legali mi hanno detto che questa cosa non è assolutamente normale – ha spiegato la Swift – e che accordi del genere di solito si fanno nei casi in cui un accusato vuole silenziare un suo accusatore pagandolo. Braun non ha mai neanche formulato un prezzo d’acquisto per la mia squadra. La verità è che quei master non erano in vendita per me».
Come accennato, a informare la cantautrice statunitense dell’operazione sarebbe stata, a mezzo lettera, proprio la società acquirente: «Mi hanno detto che volevano mettermi al corrente della compravendita prima che questa andasse in porto – ha rivelato lei – anche se Scooter Braun gli aveva espressamente richiesto di non avere contatti con me altrimenti sarebbe saltato tutto». Ma la missiva di Shamrock Holdings conteneva anche un dettaglio non indifferente, ovvero che il suo vecchio manager continuerà a trarre profitti dal suo catalogo per «molti anni», il che «è una condizione inaccettabile per me», ha tuonato lei, che infatti adesso sembra promettere battaglia.
Ad ogni modo, nel lungo messaggio condiviso su Twitter, la cantante ha anche detto di aver iniziato a reincidere i suoi sei album oggetto del contendere: «Di recente ho iniziato a ri-registrare la mia vecchia musica ed è qualcosa che ho trovato sia eccitante che creativamente appagante».
Been getting a lot of questions about the recent sale of my old masters. I hope this clears things up. pic.twitter.com/sscKXp2ibD
— Taylor Swift (@taylorswift13) November 16, 2020
L’ultimo disco di Taylor Swift, l’ottavo della sua carriera, è stato folklore, pubblicato lo scorso luglio e che ha battuto il record di album di un’artista donna più ascoltato in 24 ore sia su Spotify, sia su Apple Music. Su SA potete leggerne la recensione a cura di Natan Salvemini.