Spotify: Daniel Ek risponde a Thom Yorke e critica Beats Music di Reznor

Le continue critiche di Thom Yorke e Nigel Godrich a Spotify, trovano ora una risposta ufficiale nelle parole di Daniele Ek, amministratore delegato del famoso servizio di streaming musicale.

Le continue critiche di Thom Yorke e Nigel Godrich a Spotify – riassunte in un articolo dell’anno scorso dal nostro Stefano Solventi – che si sono indirettamente meritate qualche giorno fa l’appoggio di Four Tet (con l’apertura da parte del musicista di un canale Bandcamp che riporta l’immagine ribaltata del logo Spotify – qui la news), trovano ora una risposta ufficiale nelle parole di Daniel Ek, amministratore delegato del famoso servizio di streaming musicale accusato da più parti di non distribuire equamente i profitti agli artisti meno famosi.

In un’intervista concessa a The Hollywood Reporter, Ek si è rivolto al leader dei Radiohead in questi termini: “Questo è il più grande spostamento dalla nascita della musica registrata, è naturale che procurerà critiche e speculazioni. Yorke dice che con più di un milione di stream [da noi] riceverebbe qualche migliaio di dollari e aggiunge: ‘avere un milione di download di brani in formato digitale (che pagano royalty più alte), significherebbe incassare 1 milione di dollari. Ecco perché Spotify non va bene’. Ma il fatto è che non avrebbe avuto 1 milione di download, perché [stream e download] non sono grandezze comparabili. Infatti  con 24 milioni di utenti – Apple ne ha 500 milioni – oggi abbiamo totalizzato miliardi di stream”.

Interrogato sui competitor, il boss dell’azienda con base a Stoccolma non ha risparmiato critiche a Beats Music, il servizio di musica in streaming patrocinato da Jimmy Iovine, Dr. Dre e Trent Reznor e inaugurato giusto un paio di giorni fa (il 21 gennaio). “E’ certamente un concorrente, ma per come la vedo io, sarà veramente un buon prodotto solo se farà capire alla gente l’importanza dello streaming. Il nostro modo di fare le cose non è soltanto quello di sbattere una celebrità nel marchio e sperare che tutto funzioni. Siamo un social service e siamo un’azienda di prodotti. Molta gente ha provato ad agganciare un brand pensando che fosse sufficiente, ma ha fallito. Grosse imprese come Microsoft e Nokia“.

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