Spotify. Il CEO Daniel Ek ammette gli errori nella gestione della nuova policy anti-odio

Da qualche tempo, Spotify ha implementato il suo servizio con una nuova policy volta a ridurre i contenuti (e le condotte) di odio.

Da qualche tempo, Spotify ha implementato il suo servizio con una nuova policy volta a ridurre i contenuti (e le condotte) di odio. Questa politica mira a incoraggiare «apertura, diversità, tolleranza e rispetto», con l’avvertimento che «quando un artista fa qualcosa che è particolarmente dannoso o odioso (come in caso di violenza contro i bambini e violenza sessuale), può influenzare il modo in cui lavoriamo o promuoviamo quell’artista».

Tuttavia, le recenti esclusioni dalle varie playlist presenti sulla piattaforma di artisti quali R. Kelly (accusato di violenza sulle donne e coercizione) e XXXTentacion, hanno spinto parecchi a riferirsi a tale mossa come a una vera e propria censura (perfino Kendrick Lamar si è espresso in tali termini), tanto da costringere il CEO della società, Daniel Ek, ad ammettere l’errore di valutazione. «L’unico obiettivo era quello di assicurarsi di non avere contenuti che incitano all’odio. Non si trattava di punire il singolo artista. L’abbiamo gestita male e di sicuro potevamo svolgere un lavoro migliore».

Intanto, R. Kelly ha recentemente annullato i suoi concerti a causa della campagna sociale – promossa attraverso l’hashtag #MuteRKelly – che invita le aziende che lavorano con il rapper a tagliare i legami con lui.

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