A inizio dicembre FKA twigs e la stilista Karolyn Pho lo avevano denunciato per molestie sessuali, aggressione e danni morali e psicologici. A stretto giro l’attore aveva risposto pubblicamente allegando scuse formali, negando alcune accuse (senza specificare quali) e manifestando la volontà di prendere ogni necessario provvedimento per guarire dell’alcolismo e per evitare in futuro di ferire altre persone con un autoriconosciuto comportamento negativo e di lungo corso.
Di questi giorni la notizia – via Variety – che Shia LaBeouf entrerà presto in programma intensivo e a lungo termine per risolvere i suoi acclarati problemi psicologici e di dipendenza. A parlare è l’avvocato del 34enne, Shawn Holley, che lo descrive come una persona che necessita di aiuto e che sa perfettamente di averne bisogno.
Tornando alle sue sopracitate dichiarazioni, l’attore aveva affermato inoltre di essere un sobrio membro del programma dei 12 passi ma di non essere stato curato per il suo PTSD e per i suoi problemi di alcolismo. Proprio nel periodo in cui l’attore e FKA twigs si sono frequentati, Shia ha scritto la sceneggiatura di Honey Boy come parte di un programma di riabilitazione a cui al tempo si era sottoposto. Nel film ha recitato nei panni del padre affetto da problemi di dipendenza da eroina mentre a Noah Jupe e Lucas Hedges erano state affidate le parti di lui stesso da bambino e da adolescente. La storia verte attorno al 12enne Otis Lort agli inizi di una carriera come star televisiva per bambini a Hollywood. Il padre, ex pagliaccio, si è appena ripreso dalla dipendenza da eroina e i due tentano di riconciliare i rapporti. Quando Otis non è sul set, trascorre le sue giornate con suo padre in un motel ai margini della città, sopportandone gli abusi.
«È strano ossessionarsi al tuo dolore, ricavarne un prodotto e sentirsi in colpa per averlo fatto – dichiarava all’epoca a Hollywood Reporter – Mi è sembrato molto egoista. Tutta questa faccenda è sembrata molto egoista. Non ho mai pensato “Oh, sto andando ad aiutare delle cazzo di persone”. Non era il mio obiettivo. Stavo cadendo a pezzi».