Non lo scopriamo certo adesso: Fedez vive in una specie di Truman Show. A differenza però di Jim Carrey e del film di culto firmato da Peter Weir, nel rapper vi è la consapevolezza, la malizia e forse anche l’irresponsabilità di scegliere deliberatamente quale parte della propria esistenza mostrare.
Quando i confini tra realtà e reality si dissolvono non ne può mai uscire niente di buono. Ce ne siamo accorti con I Ferragnez e lo subiamo ora, da spettatori non televisivi ma social connessi, con il racconto della fine della storia con Chiara Ferragni.
Una separazione che sta facendo ovviamente rumore. Con il rapper a trasformarsi da dimesso marito senza troppa voglia di fare a personaggio mondano da party esclusivi (proprio quelli che ripudiava); e lei con lo scandalo pandoro ancora caldo a cercare di ripulirsi l’immagine, mostrando la versione mulino bianco di sé. La cosa paradossale è che potrebbe essere proprio Federico Lucia a contribuire al “rilancio” di Ferragni, magari proprio con Sexy Shop, il singolo pubblicato il 31 maggio insieme ad Emis Killa.
Solitamente, il modus operandi estivo di Fedez consiste nell’individuare l’artista in hype, farci un feat e cavalcare l’onda. Lo ha fatto nel 2021 con Mille coinvolgendo Achille Lauro e Orietta Berti, lo ha ripetuto poi nel 2022 con La Dolce Vita reclutando Mara Sattei e Tananai e anche nel 2023 con Disco Paradise, pezzo condiviso con gli Articolo 31 e Annalisa. Da quanto trapela, sembra che il canovaccio si sarebbe dovuto ripete anche quest’anno: nei giorni scorsi Tony Effe, che ha da poco pubblicato Sesso e Samba (con Gaia), ha svelato a Radio 105 di aver rifiutato una collaborazione con il rapper che, a sua volta, avrebbe ripiegato su un piano B, giocando sull’effetto nostalgia (lui ed Emis, rimasti amici seppur con qualche scazzo, sono esplosi sulla scena nel 2012) e, ancora una volta, sulla sua biografia.
Sì perché in questo 2024, in fondo, il trend è proprio lui. O meglio dire: la sua vita. Non stupisce dunque che nel brano, prodotto eccezionalmente dal re della tech house (nonché metà dei Tale of Us) Matteo Milleri, in arte Anyma, insieme a Crypowski (anche co-produttore di Melodrama di Angelina Mango), ci siano vistosi riferimenti proprio alla ex compagna (“Che poi è finita, ho male alle dita / Perché farci del male? È una fede nuziale / Con il foro d’uscita“). Come se non bastasse, poche ore prima del lancio, l’artista ha pubblicato sui social il claim della canzone (“Dici che sono un bastardo“); non contento il giorno dopo, a pezzo uscito, ha ripostato una story della sua presunta nuova fiamma che balla sulle note della canzone, come a mettere volontariamente il dito nella piaga.
Fedez in Sexy Shop abbandona lo stile vintage e giocoso, leitmotiv di tutti i suoi episodi da ombrellone, al servizio di un sound più enfatico, riconducibile al filone Bimbi per strada-Problemi con tutti tra cassa dritta, autotune a palla ed un inciso scritto dai soliti Alessandro La Cava e Federica Abbate (compare anche Nicola Lazzarin, anche lui assoldato per Melodrama di Mango). Ma la canzone – una proteinica pop house da autoscontro – passa in secondo piano. A reggere il gioco è infatti la narrazione, gli stralci (meglio stracci) di reality che diventano realtà. Emis Killa è solo un attore non protagonista. E la storia si ripete.