Netflix sta producendo una docuserie di Curtis “50 Cent” Jackson sulle accuse di traffico sessuale e racket, nonché sulle accuse di violenza sessuale e abusi mosse contro Sean “Diddy” Combs. Alexandria Stapleton dirigerà il progetto.
«Questa è una storia dal grande impatto umano. È una narrazione complessa che abbraccia decenni, non solo i titoli dei giornali o gli spezzoni visti finora», hanno dichiarato 50 Cent e Stapleton in una dichiarazione esclusiva a Variety. «Rimaniamo fermi nel nostro impegno di dare voce a chi non ha voce e di presentare prospettive autentiche e sfumate. Sebbene le accuse siano preoccupanti, invitiamo tutti a ricordare che la storia di Sean Combs non è la storia completa dell’hip-hop e della sua cultura. Il nostro obiettivo è garantire che le azioni individuali non mettano in ombra i contributi più ampi alla cultura».
Netflix is producing a docuseries from Curtis “50 Cent” Jackson about charges of sex trafficking and racketeering as well as sexual assault and violent abuse allegations against Sean “Diddy” Combs.
“This is a story with significant human impact. It is a complex narrative… pic.twitter.com/DUyA0v59fX
— Variety (@Variety) September 25, 2024
50 Cent aveva annunciato la docuserie all’inizio di dicembre, quando Combs era già stato citato in giudizio da quattro donne diverse, a cominciare dall’ex fidanzata Cassie Ventura, con la quale ha rapidamente raggiunto un accordo. All’epoca, 50 Cent aveva condiviso su X un filmato che mostrava il rapper della Bad Boy Records Mark Curry, il quale sosteneva che Combs avrebbe spillato bottiglie di champagne alle sue feste prima che le donne ne bevessero. I proventi del documentario, ha dichiarato il rapper-produttore, saranno utilizzati per sostenere le vittime di violenza sessuale.
La settimana scorsa, Combs è stato arrestato a New York e accusato di tre capi d’imputazione: associazione a delinquere finalizzata al racket, traffico sessuale, frode o coercizione e trasporto per l’esercizio della prostituzione. Si è dichiarato non colpevole, ma rimane in carcere perché gli è stata negata la libertà su cauzione all’udienza d’appello.