Un pop sgolato che della trap conserva qualche accenno e dall’emo prende gli aspetti più banali e stereotipati. Autodistruttivo de La Sad è prevedibile in ogni suo aspetto a partire dalla biografia spiccia del suo protagonista, un ragazzo osteggiato dalla famiglia, sbeffeggiato dai coetanei e dalla società. Chiamatelo revival del revival del pop punk dei Blink 182, chiamatelo rage trap (scomodare Playboi Carti, davvero?), chiamatelo come volete ma rimane un pezzo “sbagliato” per tutte queste e altre barbose ragioni.
Di converso, indubbia la spendibilità radiofonica di una produzione del genere, così come è oliata la sua costruzione melodica. Tra le penne di Autodistruttivo c’è anche Riccardo Zanotti, mente dei Pinguini Tattici Nucleari, e nuovo Re Mida di un certo (nerd) pop capace di riempire gli stadi. Anche suo il compito di aggiornare (o meglio riproporre) un prodotto banalotto già noto alla Caselli negli anni ’90 nella cui coreografia non avrebbe sfigurato il Castello di Grayskull (e lo dice bene Federico Savini nel suo commento alla prima serata).
Se c’è una ragione insindacabile dietro a un brano che par uscito dagli anni d’oro di Trl con i Finley idolo delle folle, è il sostegno del trio a Telefono Amico, un’associazione che si occupa di prevenzione del suicidio. Ed è proprio il suicidio al centro della loro esibizione, con tanto di figuranti sul palco che sorreggono cartelli con un messaggio particolare.
C’è un disagio giovanile forte, si è sviluppato con l’arrivo dei social che hanno distorto la realtà. Siamo parte di una generazione bruciata e abbandonata e ne parliamo sul palco. Dall’Ariston proveremo a mandare un messaggio all’Italia
La Sad