Uscire per primo sul palco del festival di Sanremo potrebbe creare qualche problema. L’atmosfera si deve scaldare, il pubblico ha ancora la cena sullo stomaco, l’adrenalina forse non scorre nel modo giusto. Un logorroico Benigni può avere fatto calare la palpebra a più di uno. Ma Anna Oxa è una veterana da ben 15 volte all’Ariston, una della vecchia guardia, e aprire la serata non la mette in imbarazzo, anche perché non siamo a Woodstock.
A Sanremo è tutto ben oliato e predisposto, “no rain” assicurato, 1.000 brizzolati seduti comodamente di fronte rispetto ai 100.000 guerrieri infangati, nessuno degli inconvenienti tecnici del live puro al 100%. In quanto alla canzone, Anna Oxa ha le spalle coperte: Sali (Canto dell’anima) annovera tra gli autori Francesco Bianconi (Baustelle) e Kaballà, né gli ultimi arrivati né fessi totali.
Coraggiosa dai capelli bianchi come i sali che canta, nonostante le stecche e gli acuti che non trova più, la veterana estroflette la verve sufficiente per un brano orchestrato poderosamente, non semplicissimo da domare. Ma ce la fa con dignità. Onore ai veterani.