Sacha Baron Cohen e Donald Trump si erano scambiati qualche acida battuta lo scorso mese quando il Presidente era ancora in piena corsa per le presidenziali di midterm e il risultato elettorale tutt’altro che scontato. Alla base del contenzioso c’era la figuraccia fatta dal suo collaboratore Rudolph Giuliani in quella che è diventata la scena più famosa di Borat Subsequent Moviefilm.
Incalzato dai giornalisti, Trump aveva indirettamente commentato l’accaduto dando al comico del “degenerato bugiardo” e cogliendo l’occasione per vantarsi di non esser cascato alle sue messinscene, neppure quando nel 2003 finì, suo malgrado, in uno sketch comico dell’Ali G Show. Dichiarandosi soddisfatto per la pubblicità gratuita a Borat che i suoi commenti gli avevano garantito, Cohen aveva replicato al tycoon lanciandogli una provocatoria offerta di lavoro: «sono sempre alla ricerca gente che interpreti dei pagliacci razzisti – gli faceva in un tweet del 24 ottobre – e dopo il 20 gennaio potresti aver bisogno di un lavoro. Che dici, ne parliamo?».
Da quanto apprendiamo da un recente post quell’offerta di lavoro, «considerata la tragica e triste performance della settimana scorsa» è stata ritirata e se «lui se n’è andato», ora mancherebbe soltanto l’altro – commenta Cohen in un secco tweet – Mark Zuckerberg. La frecciatina al boss di Facebook si riallaccia ai suoi passati rapporti di collaborazione con lo stesso Trump e a uno dei maggiori scandali politici del 2018, il caso Cambridge Analytica.
One down. One to go. pic.twitter.com/eQYi1pBqku
— Sacha Baron Cohen (@SachaBaronCohen) November 7, 2020
Donald—you’re out of work and I know I offered you a job.
But your performance this past week was tragic and sad.
Offer rescinded.
— Sacha Baron Cohen (@SachaBaronCohen) November 7, 2020