Muoversi tra passato, presente e futuro, tra proiezioni e ambiguità, spostandosi dal reale al virtuale. Un festival come una mappa per tentare di attraversare paesaggi reali e immaginari attraverso danza, teatro, musica, arti digitali e kids. Romaeuropa, giunto alla 23ma edizione – in programma nella Capitale dal 17 settembre al 24 novembre 2019 – continua a presentarsi con una vocazione internazionale, aperta e senza confini.
«Landscape – si legge in un comunicato – è il titolo suggerito dalla Presidente della Fondazione Romaeuropa, Monique Veaute, e dal Direttore Generale e Artistico, Fabrizio Grifasi, per questa edizione: un invito ad attraversare il festival come se fosse una mappa della geografia del nostro mondo tra virtualità e realtà, oniriche proiezioni di futuri possibili e affondi nell’ambiguità del nostro quotidiano, costruendo un tempo ludico ma senza mai rinunciare alla “complessità”. Per legare questa mappa ideale alla città, Romaeuropa invade vie e quartieri con i colori e le grafiche elaborate da Valeria Crociata: un allestimento urbano di stendardi trasforma l’immagine del festival in segno artistico per abbracciare non solo il cuore di Roma ma anche le sue periferie».
L’esplorazione e il viaggio permeano il programma, che spazia tra tutte le arti e che, anche nella musica, trova occasioni di aperture a territori, tradizioni lontane e contaminazioni creative. La sezione Diasporas ne è un esempio lampante: un ciclo di doppi concerti, dal 10 al 12 ottobre, con protagonisti alcuni degli artisti più interessanti affermatisi in Europa dopo essere stati costretti a lasciare il loro paese d’origine. In programma, le sudanesi Alsarah and the Nubatones, icone della musica retropop e la nuova stella del soul J.P Bimeni con i The Black Belts il 10 ottobre; il songwriter camerunense Blick Bassy e la capoverdiana Mayra Andrade, considerata l’erede di Cesária Évora l’11 ottobre; infine il 12 ottobre l’egiziano Abdullah Miniawy al fianco del jazzista Erik Truffaz nel progetto Le cri du Caire, fusione tra jazz, rock, elettronica e spoken words e i libanesi Rayess Bek, Mehdi Haddab e Randa Mirza che con il loro Love & Revenge rendono caldissima l’atmosfera dell’Auditorium Parco della Musica (sede di tutte le giornate di Diasporas) costruendo un vero e proprio inno alle icone dell’epoca d’oro del cinema e della musica egiziana.
Gli incontri tra anime apparentemente differenti continuano, sempre all’Auditorium della Musica, con la nuova tappa del progetto Don’t Fear the light – Minimalist Dream House Quartet, messo in piedi da Katia e Marielle Labèque insieme a Bryce Dessner dei National e David Chalmin. Un ponte tra minimalismo e rock in una serata all’insegna di Steve Reich, Philip Glass, Timo Andres, la prima composizione classica di Thom Yorke e le prime nazionali e mondiali di brani di Chalmin e di Dessner.
Il programma musicale – che trovate per intero nella nostra pagina dedicata all’evento – si chiude il 24 novembre con una serata imperdibile, e una line-up d’eccezione. Si parte dall’atteso ritorno di Ryuichi Sakamoto (al fianco di Alva Noto per presentare Two, una performance tra piano e musica elettronica), coinvolto anche in uno speciale omaggio al grande regista Bernardo Bertolucci; poi Christian Fennesz, impegnato al fianco dei visuals di Lillevan nella presentazione del suo ultimo disco Agorà, recensito su queste pagine da Edoardo Bridda. Chiude il pianista e compositore Chassol con il suo Ludi e l’attrice e cantante, “statuaria, superba, elegante” Fatoumata Diawara. Luoghi e sonorità differenti tra cui spostarsi con curiosità e spirito libero.
Apertura con carisma: Lubomyr Melnyk e Craig Leon
Sabato 28 settembre il palco della Sala Petrassi dell’Auditorium della Musica vedrà alternarsi due figure carismatiche: Classe 1948, l’ucraino Lubomyr Melnyk, è stato definito “il profeta del piano” ma anche “il pianista più veloce al mondo”, ed è considerato l’inventore della continuous music, personale linguaggio pianistico che oggi vanta numerosi eredi tra cui Nils Frahm: basandosi sul principio di una corrente di suono costante e continua, senza interruzioni, il musicista crea pattern di note rapidi, complessi e virtuosi. Il suo ultimo album Fallen Trees festeggia il suo settantesimo compleanno e vede Melnyk comporre e interpretare brani vibranti ed energici grazie alla sua capacità di creare un flusso ininterrotto di note che scorrono velocissime, tra la neoclassica e la più rigida impostazione classica, un magico fluire connesso alla natura, un fiume in piena di ipnotica energia.
Craig Leon è stato l’unico produttore nella storia ad avere contemporaneamente un singolo pop (Maria dei Blondie) e un album di classica (Libera Me di Izzy) al numero 1 delle chart inglesi. Il maestro della musica elettronica arriva a Romaeuropa con i suoi loop immersivi e ipnotici per presentare insieme alla moglie Cassel Webb l’ultimo progetto discografico The Canon, uscito lo scorso aprile. Sulle nostre pagine trovate un’intervista a Craig Leon a cura di Alessandro Pogliani.