R. Kelly
R. Kelly durante l'intervista a CBS this morning (still, 2019)

R. Kelly condannato: trent’anni di carcere

A condannarlo la stessa giudice che nel 2017 firmò l’ordinanza che impediva all’allora Presidente Donald Trump di espellere i rifugiati provenienti da sette paesi a maggioranza islamica

Le traversie legali di R. Kelly hanno trovato nella sua condanna a trent’anni di galera la più logica delle conclusioni. Il cantante di Bump n’ Grind, al secolo Robert Kelly, è stato accusato per la prima volta di molestie sessuali nel febbraio del 2017, anno in cui quattro diverse donne avevano presentato sotto pseudonimo accuse a suo carico. Tre di esse – identificate rispettivamente come H.W., R.L. e il nome di battesimo Jerhonda Pace – erano minorenni all’epoca dei fatti. La quarta accusatrice, L.C., avrebbe avuto invece ventiquattro anni al momento dei fatti.

Tutte le violenze si sarebbero tenute tra il 1998 e il 2010, nel pieno della carriera di Kelly. Accuse che l’avvocato difensore del cantante e produttore, Steve Greenberg, aveva respinto al mittente cercando di dipingere l’assistito come la vittima di un complotto ordito da media e detrattori.

Tutte e quattro le donne mentono. Purtroppo il procuratore di stato è succube della pressione dell’opinione pubblica e di quella dei grandi accusatori come Michael Avenatti e Gloria Allred. Mr. Kelly è forte, gode di un grande supporto e sarà scagionato da tutte le accuse, una a una se sarà necessario.
Steve Greenberg

Nel frattempo, nel gennaio del 2019, Sony – di cui fa parte la RCA, la label discografica a cui Kelly era affiliato – ha annullato il contratto con il cantante, mentre risale al 2016 l’ultimo album in studio del producer – il disco natalizio Nights Of Christmas e al 2018 la sua ultima apparizione come artista ospite. Kelly non ha più pubblicato musica da allora.

Sempre nel 2019 Kelly si era consegnato alle autorità e, dopo aver scontato una breve permanenza in carcere, era potuto tornare in libertà sotto il pagamento di una cauzione di un milione di dollari. Il primo locale in cui si è recato, accolto da una manifestazione di automobili che hanno bloccato il traffico cittadino, ha fatto discutere: era lo stesso McDonalds nel quale, secondo un rapporto di Spin, avrebbe adescato una delle sue vittime vent’anni prima.

Del luglio 2019 il nuovo arresto con altre pesanti accuse a suo carico che includono la produzione di pedopornografia e l’ostruzione di giustizia. I nuovi tentativi di scarcerazione, dell’ottobre del 2019 e nuovamente nel 2020, citando come motivazione la pandemia da Coronavirus, vengono entrambi respinti.

Nel settembre del 2021, un nuovo richiamo in tribunale, questa volta a Brooklyn: a suo carico nove capi di accusa, per i quali viene giudicato colpevole: le accuse, oltre allo sfruttamento sessuale di minorenni, includono rapimento, lavoro forzato e racket. Secondo quest’ultima accusa, il cantante sarebbe a capo di una vera e propria organizzazione criminale avviata tramite i proventi della propria fama per soddisfare le proprie fantasie sessuali.

Chiave è stata la testimonianza di Jerhonda Pace, prima delle sue accusatrici a testimoniare in tribunale. Sono seguite altre dieci accuse di violenza sessuale, due delle quali lanciate da due uomini, nonché da otto collaboratori del cantante.

La condanna è ora definitiva. Trent’anni di carcere imposti dal Pubblico Ministero Ann Donnelly, la stessa giudice che nel 2017 firmò l’ordinanza che impediva all’allora presidente USA Donald Trump di espellere i rifugiati provenienti da sette paesi a maggioranza islamica.

Alla luce della gravità dei reati, della necessità di uno specifico deterrente e della necessità di proteggere la popolazione da ulteriori crimini dell’imputato, il governo sostiene rispettosamente che una condanna superiore a venticinque anni sia giustificata.
Ann Donnelly

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