A sinistra John Deacon nel 2021; a destra il bassista negli anni d'oro dei Queen

L’ex bassista dei Queen, John Deacon, fotografato per le vie di Londra

John Deacon è molto cambiato da quando suonava con i Queen. I tipi del Sun lo hanno fotografato per le vie di Londra

Ve lo ricordate John Deacon? Sì, il bassista dei Queen, quello che nel 1997 in occasione della sua ultima performance, tenuta per l’apertura del Ballet Bejart a Parigi il 17 gennaio 1997, salutò tutti eseguendo The Show Must Go On insieme a Elton John, prima di ritirarsi dalla musica. Ma lo spettacolo, almeno per lui, non è andato avanti. Eccolo in questo scatto pubblicato qualche giorno fa dal Sun.

L’ex bassista dei Queen John Deacon in una foto pubblicata dal Sun

No, non è l’ex allenatore di calcio Carlo Mazzone, ma lui, John Deacon, l’autore di successi come Another One Bites the Dust, I Want to Break Free, You’re My Best Friend, Spread Your Wings e One Year of Love, pescato per le vie di Londra mentre fuma una sigaretta camminando.

L’ex musicista, che quest’anno spegnerà 70 candeline, in occasione proprio del concerto parigino confidò al suo compagno di band Brian May: «Non posso più suonare davanti a un pubblico. Non ce la faccio più». E da allora abbandonò le scene ritirandosi a vita privata, tanto che non fu coinvolto nel progetto Bohemian Rhapsody, il pluridecorato biopic sulla formazione un tempo capitanata dal compianto Freddie Mercury. Non solo. Deacon non presenziò neanche alla cerimonia di introduzione dei Queen nella Rock and Roll Hall of Fame, avvenuta nel 2001.

Lo stesso May, anni dopo quello spettacolo, affermò: «Quando perdemmo Freddie è un po’ come se avessimo perso anche John». E in un’intervista del 2014, lo stesso chitarrista e Roger Taylor affermarono a proposito del loro ex compagno: «Si è completamente ritirato da qualsiasi tipo di contatto sociale», descrivendolo come «fragile». Sempre Taylor, intervistato l’anno scorso, aggiunse che l’ultima volta in cui aveva visto Deacon risaliva al 2004 circa. Ma magari lo aveva visto e non lo aveva riconosciuto…

Su SA trovate, oltre al monumentale approfondimento di Massimo Padalino sulla carriera della band, la recensione del succitato Bohemian Rhapsody, che lo scorso novembre è stato reso disponibile in streaming per gli abbonati Amazon Prime Video. Non certo osannato da queste parti, e particolarmente criticato in rete dalla data della sua uscita, il film si è aggiudicato due Golden Globe e ben quattro statuette agli Oscar 2019, ovvero quelle per il miglior montaggio, il miglior sonoro, il miglior montaggio sonoro e, non ultima, quella per il miglior attore protagonista andata a Rami Malek. E questo anche grazie alla sequenza finale del lungometraggio che lo immortala, assieme agli attori che hanno impersonato la band, in una ricostruzione dell’esibizione al Live Aid. Vi ricordiamo inoltre che Bohemian Rapsody è il biopic che ha incassato di più nella storia della sua categoria e che la sua soundtrack è stata il vinile più venduto nel 2019 su Amazon. Grazie al successo della pellicola, inoltre, l’omonima canzone è risultata la più ascoltata in streaming tra quelle del XX secolo. Curiosità: la versione trasmessa in Cina è stata censurata in una piccola parte.

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