Come riporta il Guardian, due membri delle Pussy Riot – Maria Alyokhina e Nadezhda Tolokonnikova – hanno denunciato il governo russo per violazioni dei diritti umani. La causa è stata recentemente presentata presso la Corte europea dei diritti dell’uomo, in seguito all’arresto del gruppo nel maggio 2012 e alla successiva condanna a 21 mesi di carcere. Gli atti giudiziari riportano che Alyokhina e Tolokonnikova chiedono una somma di 161 mila dollari ciascuna, come risarcimento delle violenze fisiche e psicologiche subite nel periodo tra l’arresto e la liberazione (quest’ultima concessa per amnistia nel dicembre 2013), oltre ad ulteriori 13 mila dollari come rimborso per le spese legali.
L’accusa delle due attiviste contro il governo russo è di aver violato gli ultimi quattro punti della Convenzione Europea per i Diritti Umani, in particolare il diritto alla “libertà di espressione, alla libertà, alla sicurezza e ad un processo equo che proibisca la tortura”. La comunicazione è arrivata tramite l’associazione per la tutela dei diritti umani Agora, che aveva già avviato una prima denuncia nel 2012, poco dopo che Alyokhina, Tolokonnikova e il terzo membro Yekaterina Samutsevich, erano state arrestate dopo aver cantato Mother of God, Drive Putin Out nella cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca, tempio della Chiesa Ortodossa russa.
Nonostante i cospicui risarcimenti richiesti, il leader di Agora Pavel Chikov ha dichiarato che la causa è soprattutto un gesto politico, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica. “Dato che non hanno avuto un processo equo in Russia, adesso vogliono ottenerlo alla corte europea dei diritti umani”, ha detto Chikov. “Inoltre vogliono che il loro caso crei un precedente, in modo da permettere a tutti i cittadini russi di parlare pubblicamente sulle questioni politiche. Questo è un caso sulla libertà di espressione e deve avere prima di tutto un giusto processo”. Chikov ha spiegato che nel caso (seppur improbabile) in cui Alyokhina e Tolokonnikova vincano la causa, entrambe doneranno l’intera cifra a diverse associazioni di diritti umani.
In risposta alla denuncia, il governo russo ha pubblicato un rapporto di 35 pagine, definendo le accuse “manifestamente infondate.” Nella relazione si legge che “il comportamento deliberatamente provocatorio all’interno di un luogo dedicato ai bisogni spirituali dei credenti e simbolo della comunità ortodossa russa mina chiaramente la tolleranza e non può essere visto come un normale e sincero esercizio dei diritti della Convenzione [dei diritti umani]”. A questo proposito, i russi sembrano essere d’accordo con il loro governo: uno studio recente ha confermato che il 86% della popolazione ritiene giusta la condanna alle Pussy Riot, con la maggioranza a favore di una “grossa multa o del lavoro forzato.”