Dopo sette anni di attesa, i Chameleons torneranno finalmente in Italia per due appuntamenti live in programma a novembre 2026. La band di Manchester si esibirà domenica 15 novembre al Largo Venue (Roma) e il 16 novembre al Locomotiv Club (Bologna). I biglietti sono già disponibili tramite i circuiti ufficiali.
Dagli esordi allo scioglimento: una band rinata dalle proprie ceneri
All’interno della scena del post-punk britannico (e se vogliamo internazionale), i Chameleons sono tra i gruppi più influenti – e spesso sottovalutati. Attivi sin dai primi anni Ottanta, nel 1981 vengono scoperti dal celebre conduttore della BBC John Peel. L’esordio discografico arriva l’anno successivo con il singolo In Shreds, seguito da una trilogia di album diventati dei cult per gli amanti del genere: Script of the Bridge (1983), What Does Anything Mean? Basically! del 1984 e Strange Times del 1986.
Lo scioglimento arriva nel 1987. La band prova a tornare brevemente sulle scene nel 2000 con l’album Why Call It Anything?, prima di una nuova interruzione. In epoca post-pandemica, i membri fondatori Mark Burgess (voce e basso) e Reg Smithies (chitarra) decidono di riattivare il progetto, pubblicando un nuovo singolo nel 2024 dal titolo Where Are You?.
Affiancati da Stephen Rice, Danny Ashberry e Todd Demma, i Chameleons hanno pubblicato lo scorso anno Arctic Moon, il primo album in studio dopo ben venticinque anni, seguito da un tour promozionale che porterà la band in giro per l’Europa.
Chitarre epiche e sognanti, testi malinconici e nostalgici: la band non ha raccolto quanto meritava nel pieno della propria attività, pur condividendo il palco con U2, The Cure e Bauhaus. Negli anni, però, il culto è cresciuto, lasciando tracce profonde nella successiva ondata post-punk, da cui emergeranno gruppi come gli Interpol.
Su SA la recensione dell’ultimo album Arctic Moon è a cura di Orazio Sturniolo.