Sorrentino presenta “Loro 2”: «Non un film ideologico, ma sui sentimenti e la paura del futuro»

Si conclude a Roma - e chissà, magari continuerà a Cannes fra qualche settimana - la promozione di "Loro", l’opera spaccata a metà di Paolo Sorrentino che ripercorre in due film la fase decadente della vita privata (e poco politica) di Silvio Berlusconi.

Si conclude a Roma – e chissà, magari continuerà a Cannes fra qualche settimana – la promozione di Loro, l’opera spaccata a metà di Paolo Sorrentino che ripercorre in due film la fase decadente della vita privata (e poco politica) di Silvio Berlusconi con licenze poetiche, laddove possibile, e uno sguardo intenerito ma non volubile sul paese, i sogni, le debolezze e le paure. Presenti in sala con il regista anche lo sceneggiatore Umberto Contarello e i protagonisti Toni Servillo, Riccardo Scamarcio, Elena Sofia Ricci, Kasia Smutniak, Fabrizio Bentivoglio e Alice Pagani.

«Molti dicono che cerco sempre di imitare qualcuno, Kubrick, Fellini, Scorsese, ultimamente ho sentito anche Harmony Korine, e che non ci riesco mai – esordisce subito Sorrentino – ma se è vero che “bisogna provare ad imitare capolavori, e nella misura in cui non ci si riesce si è originali”, posso dire che io sono originalissimo, almeno secondo i vostri giudizi». Lo dice colui che ha portato in tv una versione assolutamente originale dell’icona religiosa vivente per eccellenza, il pontefice massimo in The Young Pope, e ora un ritratto inedito dell’ex-Presidente del Consiglio: «Di sicuro è più difficile girare un film su Berlusconi di quanto non lo sia stato creare The Young Pope. Quando hai a che fare con personaggi reali la libertà creativa viene inevitabilmente contenuta, mentre nella serie sul Papa ci siamo presi qualche libertà, essendo il personaggio inventato, e sebbene fosse inserito in una cornice di verosimiglianza, l’inventiva era assoluta».

Ma arriviamo a Loro 1 e Loro 2, dittico che riporta il regista partenopeo sul grande schermo in una forma “seriale” (la prima parte è uscita lo scorso 24 aprile, la seconda invece uscirà il 10 maggio) dopo la parentesi televisiva e a tre anni da Youth – La giovinezza, pellicola con cui quest’ultima opera ha molto in comune. «Non volevo che fosse un film schierato né ideologico, anzi è esattamente l’opposto – ha spiegato Sorrentino – berlusconismo e anti-berlusconismo sono questioni ampiamente dibattute, sviscerate e fuori tempo massimo, tuttavia c’era qualcosa che mi sembrava non fosse stato puntualizzato durante quell’epoca, ovvero la dimensione dei sentimenti che si celano dietro l’uomo politico e i personaggi che gli gravitavano intorno. E i sentimenti nascondono le paure, in varie forme, che riguardano i giovani, gli anziani […] Sarò pure ripetitivo, visto che ho trattato lo stesso argomento diverse volte, ma la paura della vecchiaia e della morte aleggia in tutti, me compreso. Sta qui l’attualità del film, non nei fatti, ma nelle persone e nello sviluppo di certi sentimenti che non cambiano mai. Nel caso del periodo storico di Berlusconi però, questi si sono tramutati in delusione».

Nel film, Toni Servillo è il “totem” Silvio Berlusconi, seconda figura politica interpretata dall’attore per Sorrentino dopo Giulio Andreotti ne Il divo. «Ho avuto la fortuna di girare Il divo con Paolo, e non parlo di fortuna solo perché sono orgoglioso di quel film, ma perché mi ha preparato in un certo modo a ciò che dovevo affrontare con Loro – dichiara Servillo –Andreotti  si attribuiva la qualifica di divo come gli imperatori romani e si muoveva nei palazzi della politica con un’introversione che alimentava il mistero, mentre Berlusconi è completamente diverso, un divo necessariamente estroverso, che si pone al centro della scena politica come un personaggio da cinema. La sua presenza occupa l’interiorità di chi ne vuole imitare la vita e lo tiene a modello, e questa distanza dagli spazi della politica che vediamo nel film è anche l’aspetto che più mi interessava, questo suo vivere nella villa dove il potere si alimenta dello stato di sopravvivenza, e viceversa».

Elena Sofia Ricci, Veronica Lario nella finzione sorrentiniana, sottolinea invece come interpretare questo personaggio le abbia fatto pensare a questioni che riguardano tutte le donne: «Il tema del disincanto, della fine di un amore importante, sentire un progetto di una vita coniugale sgretolarsi tra le dita, la malinconia, il dolore, la paura della vecchiaia, sono tutte cose che mi toccano da vicino. Ho cercato di mettere nel personaggio il sentimento di una donna che ha vissuto alcune mie stesse esperienze, ma anche il senso di difesa e la dignità. Certo, essere guidata da un regista come Paolo e recitare al fianco di Toni, che è un gigante, ha reso il lavoro molto più semplice».

Silvio e Veronica, le due parti di una storia d’amore, per Sorrentino sono stati il punto di partenza della sceneggiatura, «una delle molteplici chiavi di accesso al film che, come vedrete, intraprende svariate direzioni. Pensavo fosse il modo più efficace e inedito per raccontare la vita di persone di cui conosciamo praticamente ogni cosa».

Infine, Sorrentino chiude dicendo: «E non ci sono classifiche da fare tra Lui e Loro. Quando in gioco ci sono paure e sentimenti non ammetto condanne e questo film credo metta in scena un universo in difficoltà di cui facciamo tutti parte e sul quale ho applicato il mio sguardo, che è sempre animato dalla tenerezza. Un libro, un film, un’opera d’arte, sono gli ultimi avamposti della comprensione. Purtroppo, essere comprensivi ti espone a giudizi non gradevoli, ma è un rischio che penso vada corso».

Su SA potete leggere la recensione di Loro 1, a cura di Davide Cantire, mentre Loro 2 approderà nelle sale il prossimo 10 maggio.

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