Certe dinamiche si ripetono con una certa ciclicità e dovrebbero farci meditare per l’ennesima volta, se mai non fosse già abbastanza, sulla questione “esigenza di spazi e fruibilità socio-culturale”. Recentemente nella provincia toscana è avvenuto un fatto abbastanza spiacevole: Officina Klee, un live club nuovo di zecca, si è ritrovato a chiudere ancor prima di rendicontare l’andamento del primo mese. Margherita Benassai, presidente dell’associazione, ci ha spiegato in maniera approfondita cosa stia succedendo a livello amministrativo e quali strade intende imboccare per uscire da questo impasse.
Innanzitutto partiamo dai buoni propositi, ovvero le motivazioni che vi hanno spinto a progettare Officina Klee. Senza dimenticare che la collocazione è un po’ insolita, considerando la scelta di riqualificare un immobile circondato dalla campagna Toscana…
Le motivazioni che ci hanno spinto a fondare Officina Klee nascono dalla passione del gruppo associativo Fotosintesi Lab Project che, da 10 anni lavora in tutta Italia nel mondo musicale, e dalla volontà di creare uno spazio di aggregazione fuori dai classici locali che esistono nel nostro territorio. La location, in realtà, è un capannone situato all’interno di un’area industriale abbastanza obsoleta, per non dire caduta in disgrazia, nel cuore del Valdarno aretino. Lontana da abitazioni, ma non isolata e facilmente raggiungibile. L’idea era quella di riqualificare, attraverso l’arte, un’area ormai abbandonata e svalutata. Sicuramente è una idea pazza, sulla quale non si possono intravedere scopi di lucro ma solo la voglia di portare sul territorio un po’ dell’esperienza e delle amicizie che nel tempo ci siamo fatti. I locali di musica dal vivo – lo dicono molti addetti ai lavori nell’ultimo periodo – con queste dimensioni e di questa natura sono quelli che andranno a chiudere nei prossimi anni. Ma noi credevamo e crediamo tutt’ora, che certe cose non passeranno mai di moda: il piacere di sentire un concerto, di ascoltare un reading, di guardare un’esposizione di pittura in un luogo di tutti e per tutti avranno sempre una certa attrattiva. Esiste solo il piacere e la volontà di fare qualcosa per le proprie zone.
Cosa pensate delle forme di aggregazione sociale in provincia? Alcune volte mi è capitato di vedere esempi virtuosi, dettati dalla volontà – di pochi – di emancipare certi luoghi, ma soprattutto di portare contenuti rappresentativi per gli stessi agitatori culturali…
Certamente l’idea di intervenire con un progetto del genere in una zona provinciale è ambiziosa. Uscire dai canoni delle classiche discoteche o bar è sicuramente una novità per un territorio come il Valdarno, che di situazioni come Officina KLEE, nel recente passato e nel presente, non ne ha mai viste. Questo, però, non significa che non ci siano utenti interessati: ogni fine settimana, centinaia di giovani si spostano verso Firenze, Arezzo o l’intera Toscana per partecipare a concerti/reading o manifestazioni culturali di tutti i tipi. Per questo motivo abbiamo sempre ritenuto che Officina KLEE avrebbe potuto fungere da catalizzatore per un’intera vallata. In tutto questo, sarebbero stati d’aiuto i rapporti – creati negli anni – con artisti quali Brunori Sas, Dente, Alessandro Fiori, Colapesce, Africa Unite, Bluebeaters, Lo Stato Sociale, Casino Royale e tanti altri che avevano accettato sin da subito la sfida di assisterci in questo progetto.
Potreste spiegarci le motivazioni che vi hanno portato all’annullamento della programmazione? Il tutto a breve distanza dall’apertura…
Le motivazioni che ci hanno portato ad annullare la programmazione sono di carattere amministrativo. Dopo numerosi incontri con l’amministrazione di Cavriglia, attraverso un percorso virtuoso di condivisione del nostro progetto – a cui tra l’altro non eravamo tenuti – sono stati presi dei provvedimenti in maniera del tutto improvvisa contro la nostra associazione, decisamente mirati e illegittimi. Il weekend d’apertura eravamo speranzosi – come ci aveva comunicato l’Amministrazione – in una risoluzione rapida e positiva degli ostacoli che ci erano stati posti, ma abbiamo dovuto cedere a questi atti e procedere attraverso vie legali. Ci tengo a precisare che per quanto riguarda questa situazione, creata dall’Amministrazione, i nostri legali e tutti i tecnici dell’ACSI Firenze sono profondamente convinti della non correttezza e dell’illegittimità legale.
Recentemente avete organizzato l’assemblea straordinaria aperta ai soci dell’associazione, nella quale sono intervenuti anche membri di Zen Circus, Il Teatro degli Orrori e Lo Stato Sociale, oltre ad Alessandro Fiori, Vanni Santoni… Cosa è venuto fuori a livello di contenuti ed eventuali azioni future?
L’assemblea di venerdì è stata un momento molto interessante di condivisione e confronto, siamo certamente rimasti molto sorpresi dalla vicinanza del mondo musicale e dei tanti soci che ci hanno supportato dal momento dell’annullamento delle date. Per noi era molto importante spiegare a più utenti possibili gli impedimenti che ci avevano obbligato a scelte così drastiche. Sono stati 3 giorni veramente toccanti, fatti di sorrisi, buona musica e cultura, in un momento che di allegro non aveva nulla. Inoltre, abbiamo avuto il piacere di ospitare Ufo degli Zen Circus, Leo Pari dei TheGiornalisiti, Lodo e Bebo dello Stato Sociale, Pier Paolo Capovilla del Teatro degli Orrori, Max Collini degli Offlaga Disco Pax, Alessandro Fiori, Edda, Geppi Cuscito dei Casino Royale, Marco Parente e Vanni Santoni. Ci tengo a ribadire che ci hanno messo la faccia e hanno accettato di venire in maniera totalmente gratuita per supportare la nostra causa, dando vita ad una serata veramente speciale. Ci teniamo anche a ringraziare tutti gli artisti, e sono veramente tantissimi, del panorama musicale e artistico italiano, che ci sono stati vicini, condividendo o mandando video di sostegno. Da questi incontri è emersa la volontà di continuare il nostro percorso legale, mantenendoci aperti all’ascolto delle soluzioni proposte dall’amministrazione, ma senza perdere di vista i nostri diritti, i diritti delle associazioni e il nostro progetto.
Come pensate possa risolversi questa situazione amministrativa? Insomma ci sono possibilità di far (ri)nascere Officina Klee?
Come più volte espresso attraverso i nostri canali, la nostra apertura ad accettare soluzioni plausibili dell’Amministrazione è massima; però, ad oggi, non ci sono delle vere e concrete proposte sul tavolo. La volontà di far rinascere Officina Klee è viva e lotta ogni giorno, sia per vie legali ma anche per far conoscere alla gente quello che è successo. Non sarà certamente una passeggiata, indipendentemente dal metodo con cui riusciremo a riemergere, vista la difficoltà economica ed emotiva in cui vertiamo, ma ce la metteremo tutta.
La musica è il mezzo più semplice, alcune volte, per veicolare certi messaggi artistici e sociali – da quelli più ludici a quelli più intellettuali tout court – ma le strade sono plurime. Detto ciò, avete pensato ad altre iniziative di coinvolgimento?
Ad oggi, la nostra programmazione è ferma, in quanto non abbiamo date certe. Era nel nostro interesse investire anche nelle presentazione di libri, reading e spettacoli teatrali. Inoltre, già nei primi giorni di Officina Klee, ci eravamo confrontati con alcuni abitati di zona per mettere a disposizione lo spazio anche ad altre fasce di età che non fossero i giovani, per far sì che Officina divenisse un po’ lo spazio di tutti. Basta pensare che dopo il nostro primo e unico weekend, eravamo già stati contattati da alberghi e ristoranti della zona per creare una piccola rete commerciale e di servizi rivolta ai nostri utenti. Persone da tutta la Toscana (ricordo bene associati di Empoli e Pisa) e da fuori regione (addirittura da Perugia, Orvieto e Latina) avevano raggiunto un territorio decisamente sconosciuto per trascorrere una serata interessante. Purtroppo tutto questo si è dovuto fermare a causa dei suddetti provvedimenti, creando un danno, non solo a noi ma anche alla piccola rete che si stava creando.