Marty Balin, noto per essere stato uno dei fondatori dei Jefferson Airplane e leader della loro successiva incarnazione Jefferson Starship, è morto giovedì scorso nella sua casa di Tampa, in Florida, all’età di 76 anni. Lo scrive il New York Times. La notizia del decesso è stata annunciata dalla moglie dell’artista, Susan Joy Balin, che ha specificato di essergli «stata accanto» nel momento del trapasso, senza però spiegare la causa del decesso.
Nonostante Balin sia stato uno dei personaggi di riferimento della controcultura giovanile a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 proprio con i Jefferson Airplane, ebbe grande successo commerciale dal momento in cui – qualche anno dopo lo scioglimento – riunì alcuni membri della band sotto la sigla Jefferson Starship, figurando come voce solista in entrambi i singoli del gruppo che raggiunsero la top10, vale a dire Miracles (nel 1975) e Count on Me (1978). Insieme ai Jefferson Airplane, Balin era entrato nella Rock & Roll Hall of Fame nel 1996. Vent’anni dopo la band vincerà anche un Grammy alla carriera.
I Jefferson Airplane si sciolsero nel 1973 per poi riformarsi – ma solo brevemente per un disco (l’omonimo) e un tour – nel 1989. Della formazione di quella fugace reunion facevano parte, oltre a Balin, la cantante e tastierista Grace Slick, il chitarrista Jorma Kaukonen, il bassista Jack Casady e l’altro chitarrista Paul Kantner, morto nel 2016.
Su SA trovate gli ascolti degli album dati alle stampe dalla band californiana e la recensione del capolavoro Volunteers scritta da Stefano Solventi. A seguire, il link all’ascolto di White Rabbit, dall’album Surrealistic Pillow del 1967.
