Alan White negli anni '70

Morto Alan White, “batterista tranquillo” degli Yes

Entrato nella band in sostituzione di Bill Bruford, è stato il più longevo batterista nella storia del gruppo prog rock

Se fai parte di un super gruppo e sei solo – si fa per dire – un buon musicista, nonostante tu sia all’altezza delle aspettative, rischi di passare inosservato. Nel mondo del prog rock delle origini, gli Yes sono stati la band che più di ogni altra – insieme a EL&P – ha rappresentato lo stato dell’arte in fatto di musicisti fenomenali: da Steve Howe a Rick Wakeman, passando per Jon Anderson, Chris Squire e Bill Bruford – la formazione del periodo creativo più alto – tutti erano in cima alla lista delle preferenze di pubblico e critica, ben disposti a inchinarsi a quell’aspetto della musica, non sempre fine a sé stesso, che ossequia l’abilità tecnica.

Tutti straordinari musicisti, quelli degli Yes, e tutti prime donne desiderose di essere al centro dell’attenzione: una squadra, certo, cinque unità riunite sotto una unica sigla, ma anche personalità di spicco sempre lì a sgomitare per essere quello illuminato dallo spot più accecante, sopra o fuori il palco. Sgomitare prima, poi litigare di brutto, sbattere la porta e rientrare o in qualche caso dire addio per sempre. Come successo a Bill Bruford, che desideroso di cambiare percorso artistico ma stanco dei continui battibecchi con il bassista Chris Squire su tutti, svuota l’armadietto presso gli Yes e si trasferisce armi e batteria al civico dove hanno sede i King Crimson. Per mettersi ben presto ad attaccare briga con il signor azzeccagarbugli Robert Fripp. Insomma, se sei un gallo, non c’è pollaio frequentato da altri galli dove troverai pace.

Alan White – che un gallo non è mai stato: cosa utile per guadagnarsi il posto e mantenerlo così a lungo – era entrato negli Yes per una di quelle occasioni offerte dal destino che capitano a tutti nella vita. A qualcuno accade che l’amico ti segnali al negozio di frutta e verdura all’angolo e finalmente trovi un lavoro modesto ma dignitoso; al batterista di Pelton, contea di Durham nel profondo nord prossimo alla Scozia, che a Londra condivideva un appartamento con Eddie Offord, produttore degli Yes, capita invece che questi lo introduca alla band in occasione di un video promozionale per la registrazione della cover di America di Simon & Garfunkel. La volta dopo White si presenta alle prove del quintetto il giorno nel quale Bruford, per assolvere a impegni personali, lascia lo sgabello all’ospite.

Annusatesi le due entità si piacciono, al punto che non appena il biondo e insofferente Bill si assenta questa volta per non tornare più, allora Alan si vede offrire il posto in via definitiva. Che da Tales From Topographic Oceans, 1973, al giorno della sua scomparsa non perderà mai, diventando così uno dei membri più fedeli della tormentata storia degli Yes. Anderson, Howe, Squire e Wakeman avevano capito e apprezzato che Alan White era portatore sano di una qualità che a loro mancava: era “un uomo tranquillo”, per rifarsi al titolo del film che nel 1953 valse l’Oscar per la regia a John Ford; quel fulcro, in altre parole, su cui mettere in equilibrio i vari, sbilanciati, piatti degli Yes.

Prima di diventare il quinto Yes, Alan White aveva già suonato con la Plastic Ono Band, George Harrison, e altri nomi che non prevedevano certo l’utilizzo di funamboli. Nel 1976 era stato pubblicato Ramshackled, l’unico lavoro a suo nome in oltre 50 anni di carriera; quasi un obbligo, dato che in quel periodo ogni membro degli Yes fece uscire un disco da solista proprio per recuperare energie, mantenendosi lontani gli uni dagli altri fin dove possibile. Un album nel quale White non fa nulla di più che suonare la batteria in modo funzionale al progetto, come negli Yes: vista l’incredibile potenza di fuoco tecnica e sonora degli altri quattro, non c’è bisogno dell’ennesimo wizard più desideroso di prendersi la scena che di sorreggere parte del carico della band.

Anche se artisti dal peso specifico enorme – Led Zeppelin e Rush, perdendo guarda caso proprio il batterista – hanno deciso di non iscriversi al “partito dello show deve continuare” per dire “basta!”, gli Yes hanno già annunciano che il prossimo tour sarà dedicato ad Alan White. Doveroso ma fin troppo facile. Quando era l’occasione, se non il tempo, per uscire di scena con una decisione coraggiosa e di profonda umanità.

Tracklist

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