Weyes Blood

Migliori album 2019. La classifica di Davide Cantire

Questa non è una semplice selezione del meglio del 2019, ma è (con tutta la superbia che mi è concessa) IL meglio del 2019.

Inutile sciorinare i soliti pipponi da fine del mondo, discorsi da decennio in via di conclusione già ampiamente affrontati in sede di recensione. Il 2019 chiude idealmente dieci anni ricchi di rischi calcolati, di autocelebrazioni enfatizzate, di revival nostalgici e retrofuturistici, ma anche una stagione in cui la sperimentazione non è certo mancata, in cui il panorama italiano – quello che conta davvero (non roba tipo la Pausini o Antonacci per intenderci) – ha saputo dare la zampata dal sottobosco culturale urbano (vedi i dischi cangianti di gente come quelli di dTHEd, ooopopoiooO, Laura Agnusdei. C’mon Tigre, Inude e Be Forest), aggiungendo la sua anche in chiave pop (con gli exploit di Andrea Laszlo De Simone e La Rappresentante di Lista, questi ultimi opportunamente inseriti in questa selezione e assenti da quella del 2018 per ragioni di tempismo, Go Go Diva uscì infatti il 14 dicembre).

Qui non si tratta di indicare il meglio dell’annata, o almeno non solo. Si tratta principalmente di indicare con criteri che spaziano dal gusto personale a un’attenta ricerca di stimoli musicali chi questo 2019 è riuscito a tenerlo in piedi in maniera più che dignitosa, indicando al contempo la strada maestra da imboccare per il prossimo decennio, quel 2020 visto con timore da qualcuno ma verso il quale il sottoscritto nutre una speranza senza precedenti (su tutti, ci saranno i ritorni di Iosonouncane in primavera e Verdena a data da definirsi), quella speranza che alla fine del 2018 si era ridotta a un mero pensierino per non affondare in una depressione lancinante. Se è vero che sotto pressione si ottengono maggiori risultati, allora forse l’imminente fine degli anni Dieci ha dato motivazioni ad artisti che sembravano aver già detto tutto (Chemical Brothers, Nick Cave, Iggy Pop), ha rinfrancato autori consolidati che non hanno alcuna intenzione di arretrare dalla retta via, neanche solo per un momento (Niccolò Fabi, Steve Gunn, James Blake) oppure fornito ai “nuovi arrivati” stimoli interessanti sui quali probabilmente costruire una carriera (Pom Poko, Jessica Pratt, Florist, Billie Eilish).

Poi, è chiaro che i dischi che fanno tanto “fighettino dell’indie” non mancano, ma sarebbe proprio da imbecilli non segnalare come in soli cinque mesi una band in ascesa come i Big Thief abbiano saputo regalare due dischi all’altezza (forse U.F.O.F. un pelino sopra Two Hands, ma stiam parlando di inezie), come sarebbe altrettanto da snob non occuparsi del fenomeno FKA Twigs, in grado di unire performance collaudata e ispirazione, o non disquisire su quella meraviglia di The Practice of Love di Jenny Hval. Trovo semmai più “inutile” continuare a parlare di Sharon Van Etten e Angel Olsen (dischi molto discreti ma che non è che aggiungano chissaccheccosa alla loro carriera), o dei Tool (mai piaciuti, ma questa non è la sede appropriata per una candidatura alla lapidazione), così come è bene indicare la maturità di Lana Del Rey ma con un disco che non lascia traccia di sé se non appunto per una coerenza e organicità narrativo-musicale finalmente degna (non che i precedenti lasciassero il segno).

Insomma, questo (mio) 2019 lo ricorderò sopratutto per una varietà nell’offerta quasi senza precedenti, per il mio continuo rimbalzare di mese in mese da un genere all’altro, da un artista all’altro, da un mood all’altro, sempre con in testa una voglia di ricerca dell’assurdo, del nuovo, ma anche del passatista, del nostalgico ben confezionato. Questa non è una semplice selezione del meglio del 2019, ma è (con tutta la superbia che mi è concessa) IL meglio del 2019. E in cima non poteva non esserci quella roba fuori dal tempo e dallo spazio di Titanic Rising di Weyes Blood (il perché l’ho già scritto).

  1.  Weyes Blood – Titanic Rising
  2. Jenny Hval – The Practice of Love
  3. Michael Kiwanuka – KIWANUKA
  4. Bill Callahan – Shepherd in a Sheepskin Vest
  5. Nick Cave and the Bad Seeds  – Ghosteen
  6. James Blake – Assume Form
  7. Tim Presley’s White Fence – I Have to Feed Larry’s Hawk
  8. Tyler, the Creator – Igor
  9. FKA Twigs – MAGDALENE
  10. C’Mon Tigre – Racines
  11. Cate Le Bon – Reward
  12. Steve Gunn – The Unseen in Between
  13. Iggy Pop – Free
  14. Andrea Laszlo De Simone – Immensità
  15. Jessica Pratt – Quiet Signs
  16. Big Thief – U.F.O.F. / Two Hands
  17. Amanda Palmer – There Will Be No Intermission
  18. La Rappresentante di Lista – Go Go Diva
  19. Dino Fumaretto – Coma / Be Forest – Knocturne
  20. Aldous Harding – Designer / Florist – Emily Alone / Frankie Cosmos – Close It Quietly
  21. Rustin Man – Drift Code
  22. The Chemical Brothers – No Geography / Vanishing Twin – Age Of Immunology
  23. The Comet Is Coming – Trust In The Lifeforce Of The Deep Mystery
  24. The National – I Am Easy to Find / Bon Iver – i,i / Toro y Moi – Outer Peace
  25. Billie Eilish – WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?

Migliori esordi:

Migliori live:

  • Chemical Brothers – Mediolanum Forum (Assago)
  • The National – Ypsigrock (Castelbuono)
  • I hate my village – Santeria (Milano)
  • Michael Kiwanuka – Fabrique (Milano)
  • La Rappresentante di Lista – Serraglio/Ypsigrock (Milano/Castelbuono)
Tracklist
  • 1 A Lot’s Gonna Change
  • 2 Andromeda
  • 3 Everyday
  • 4 Something to Believe
  • 5 Titanic Rising
  • 6 Movies
  • 7 Mirror Forever
  • 8 Wild Time
  • 9 Picture Me Better
  • 10 Nearer to Thee
Weyes Blood
Titanic Rising

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