Hipgnosis Studio: Pink Floyd and Beyond, è questo il nome della mostra che racconta la storia del gruppo britannico attraverso le iconiche copertine dei loro album, realizzate dalla nota casa inglese di grafica e fotografia. Le opere dello studio Hipgnosis, in mostra per il Medimex dal 16 giugno al 17 luglio, sono entrate prepotentemente nell’immaginario collettivo, tanto che è impossibile pensare ai Pink Floyd senza che la mente corra al prisma di The Dark Side Of The Moon o all’uomo in fiamme di Wish You Were Here. E sono proprio queste opere che hanno lanciato lo studio tra i grandi della musica.

All’interno della cornice del MarTA, Museo Archeologico Nazionale di Taranto, è possibile ammirare anche le opere realizzate per Led Zeppelin, Peter Gabriel, Genesis e Rolling Stones, ma sono soprattutto i Pink Floyd ad essere protagonisti e, dunque, a collocarsi in un dialogo silenzioso con i reperti storici del museo. Le suggestioni create da questo connubio sono molteplici. La copertina di Wish You Were Here, ad esempio, se ne sta vicino alla collezione delle antefisse, elementi architettonici dalla forma di testa umana le cui espressioni vanno dal desolato al serio, simili alle maschere del teatro ellenico.

Wish you were here è un album che parla di falsità, di maschere appunto, in particolare di quelle del mondo discografico. È un disco pieno di rimpianti, di disillusione, che parla di assenze, soprattutto quella di Syd Barrett, che al tempo della preparazione del disco era sfuggente, uno spettro di ciò che fu ai tempi di Dark Side Of The Moon. Con il brano che porta il nome dell’album, Roger Waters e David Gilmour scrissero un tributo a lui e all’ispirazione che sembrava perduta. Welcome to the machine e Have a cigar sono brani dedicati all’ipocrisia dell’industria in cui lavoravano, perciò la loro vicinanza alle grottesche antefisse sembra più appropriata che mai. Thorgerson e Powell crearono la celebre copertina (due uomini d’affari si stringono la mano mentre uno dei due è in fiamme) senza ritocchi di alcun tipo, e utilizzarono uno stuntman, Ronnie Rondell, che accettò di andare davvero a fuoco: ci vollero 15 scatti per realizzare lo scatto giusto. Nel retro della copertina, invece, i due artisti omaggiarono il pittore surrealista René Magritte e il suo uomo in bombetta senza volto, a sottolineare ancora una volta il senso di incertezza di quei tempi.

Nella mostra è possibile anche vedere i progetti a matita del duo dello studio, come quelli dell’interno del vinile di Dark side of the moon, segno di un modo di lavorare che ormai non c’è più. Non solo disegni: ci sono anche tanti scatti fotografici, come quelli del maiale Algie della copertina di Animals, altro grande protagonista della mostra.

In un’epoca in cui il visuale è tornato a occupare una posizione di rilievo nell’industria musicale, soprattutto grazie ai social e al dirompente ritorno del vinile, è più facile comprendere il valore di questa mostra. L’arte della copertina torna ad essere qualcosa su cui investire e qualcosa da reinventare, a tal punto da trovare spazio in un museo di antichità: la classicità acquista una nuova connotazione.




