Sabato pomeriggio, il mondo dello spettacolo è tornato a manifestare contro le chiusure generalizzate imposte dalla pandemia con la protesta dei Bauli tenutasi a Roma, in piazza del Popolo. E tra chi lotta per le stesse istanze c’è Manuel Agnelli, che in un’intervista a La Stampa ha messo in guardia su quelli che, dopo le riaperture con annesse misure retrittive decise dal Governo a partire da lunedì prossimo, potrebbero essere i rischi economici per gli artisti. Non solo. Il leader degli Afterhours ha anche smorzato i facili entusiasmi su una ripartenza subitanea dell’attività live: «In questo settore si opera con grande anticipo – ha affermato l’artista – non è che se il 26 si riapre, il 30 ci sono dei concerti. I calendari vengono fatti mesi prima, c’è la promozione, l’organizzazione… e più i nomi sono grossi, più tempo ci vuole».
Ma come detto, è il lato economico a preoccupare: «Le restrizioni complicano ancora di più la logistica e se limiti la capienza, vai incontro a un disastro economico. Non voglio fare passare il messaggio che adesso va tutto bene ed è tutto risolto. Chi andrà in tour nei prossimi mesi farà una specie di suicidio commerciale. I live hanno costi di produzioni e di realizzazione che sono alti e lavorare in perdita non è una strategia ragionevole. I soldi di un biglietto non sono un ladrocinio, ma servono per offrire un prodotto con una certa qualità. Nessuno di noi sceglie di non suonare, sono rinunce. Io già so che fino all’estate del 2022 non suonerò dal vivo».
Sarà quindi il 2022 l’anno della ripartenza vera per i concerti? «Lo spero – ha auspicato Agnelli – anche se ci credo fino a un certo punto. Mi auguro che se il piano di vaccinazione funziona e riusciamo ad arrivare all’inizio dell’anno in sicurezza, la prossima potrà essere un’estate di concerti quasi normali. Dico quasi perché credo che continueremo a dover rispettare un certo tipo di norme di sicurezza sanitaria. E parlo dell’estate perché organizzare all’aperto sarà più semplice e meno costoso».
I costi, certo. Si è detto che dopo la pandemia nulla sarà più come prima e questo potrebbe valere anche per i concerti, ma in senso negativo per il pubblico. Con le restrizioni in vigore a partire dalle prossime riaperture, infatti, è possibile che i costi dei biglietti per gli eventi musicali aumentino. E ci sta. Il rischio, però, è che – come accade per il prezzo dei carburanti, che spesso si adegua alle variazioni delle quotazioni del greggio solo quando crescono – all’auspicato ritorno alla normalità e alla futura cancellazione delle restrizioni in fatto di capienza non faccia seguito un altrettanto repentino ritorno al regime pre-pandemia in fatto di costi dei ticket, e che questi, anche con la possibilità di riempire per intero le venue, si mantengano alti comunque. A quel punto, i live show diverrebbero uno svago per i più abbienti. Come a dire, citando lo stesso Agnelli: sabato in barca a vela e “lunedì al concertello”.
Ricordiamo che Agnelli è reduce dalla sbornia mediatica ottenuta con i pupilli Maneskin e la conseguente vittoria sanremese. Proprio sul palco dell’Ariston il musicista e compositore ha accompagnato la band romana durante la serata dedicata ai duetti con la discussa cover di Amandoti dei CCCP.