Prosegue la prima serata della 76esima edizione del Festival di Sanremo. Interessanti le scelte di Levante e Ermal Meta. Tra le due esibizioni, quella degli attesissimi Fedez e Marco Masini, duo che ha confermato le aspettative del pubblico, ma che è parso fin troppo prevedibile.
L’amore cantato da Levante
Con Sei Tu la cantante siciliana porta in gara un amore travolgente, improvviso, inaspettato. Con una capacità di scavare nell’intimismo che ha spesso caratterizzato la sua carriera, Levante appare sul palco visibilmente emozionata. Voce e presenza scenica fortemente riconoscibili, la degna erede di Carmen Consoli stupisce con un brano impegnativo che si discosta totalmente dai più movimentati Tikibombom e Vivo, portati rispettivamente a Sanremo 2020 e 2023.
Carlo Conti saluta l’artista al termine dell’esibizione con un abbraccio simbolico alle popolazioni di Niscemi, Sicilia e Calabria colpite dalle recenti alluvioni.
“Il male necessario” di Fedez & Masini
Sicuramente la coppia più attesa di tutta la kermesse. Si è parlato fin troppo negli ultimi mesi (e anche prima dell’annuncio ufficiale della loro presenza in gara) del duo che già lo scorso anno – durante la serata dedicata alle cover – era parso funzionante: il rapper di Rozzano va infatti sul sicuro riproponendo la stessa formula di Bella Stronza: Masini mantiene il suo stile riconoscibilissimo nel ritornello, mentre Fedez sembra tornare pian piano al rap delle origini.
Rispetto allo scorso anno, troviamo una linea più melodica che tuttavia rimane facilmente prevedibile. Una canzone che non entusiasma, ma che il pubblico sembra decisamente approvare, complice anche la visibilità mediatica del duo. Da notare l’elevato numero di autori per un pezzo fortemente cucito sul vissuto personale di Fedez.
A chi sarà dedicato il verso “La gente pudica giudica Che brutta gente che frequenta Fedez / Ma ci si dimentica sempre che Giuda se la faceva con gente perbene“?
Ermal Meta porta la sua idea di canzone come responsabilità
Stella Stellina è il titolo del brano presentato da un Ermal Meta che mantiene grosso modo il suo stile pop-cantautoriale, mescolato questa volta a sonorità orientaleggianti, elettroniche e latine curate da Dardust (e si sentono tutte!). Il pezzo racconta la delicata storia di una bambina palestinese senza nome, vittima della guerra, vista attraverso gli occhi di un uomo che si ritrova tra le mani la sua bambola.
Originale ed attuale, ma senza melodrammi eccessivi (no al copione di Non mi avete fatto niente, con cui lo stesso Meta vinse il Festival nel 2018 assieme a Fabrizio Moro), e forse troppo poco immediato. Da riascoltare.
Conti consegna all’artista i fiori di Sanremo, auspicando “che i fiori siano solo per far festa e non sulle tombe dei bambini“.