Jovanotti
Jovanotti, foto per la stampa Jova Beach Party (2022)

“Legacy Report”, un report per chiarire l’impatto ambientale dell’ultimo Jova Beach Party

Alla fine, il verdetto: gli eventi del cantante sulla spiaggia non sarebbero dannosi

Dopo un’estate di polemiche infinite, sul Jova Beach Party e il suo impatto sull’ambiente, è stata commissionata da Trident Music un’indagine. A stendere il rapporto per la società che si è occupata dell’organizzazione delle date è stata la società milanese Nativa, che è giunta a conclusioni favorevoli per la kermesse di Jovanotti. Dal documento, liberamente consultabile sul sito di Trident, apprendiamo che l’evento ha ottenuto il massimo punteggio per quanto riguarda l’eliminazione della plastica (100%) e quasi il massimo per quanto riguarda il riutilizzo dei materiali (95%) e della raccolta differenziata (85%, contro una media nazionale del 68%).

Dal documento leggiamo che sono 20 milioni di metri quadrati le pulizie effettuate su spiagge, laghi e fiumi, e 6 i progetti di rinaturazione. Ma anche che tra gli oltre 550.000 esseri umani che hanno partecipato all’edizione JBP 2022, il 55,3% ha raggiunto le tappe del Tour con mezzi di trasporto a minor impatto o più sostenibili rispetto all’auto come bici, autobus, treni, metropolitane (dove possibile) e persino a piedi 5.

Il report dettaglia inoltre anche il consumo di energia prodotto – 4.400 litri di gasolio a tappa – con stima della CO2eq emessa a livello complessivo ad attestarsi su 160 T di CO2eq.

Soddisfatto naturalmente Jovanotti, che sulle colonne del Foglio, che ha pubblicato in anteprima il report, ha sottolineato che «aiutare l’ambiente non è per forza mortificazione» («A molti dà davvero fastidio e se non ti adegui, se non accetti il pregiudizio che un concerto inquina per cui non va fatto, allora sei additato da un moralismo che è una sorta di santa inquisizione. E non sono impaurito, so quel che faccio»).

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