Dopo la querelle DalVerme, ennesimo anello di una catena di chiusure e sgomberi che stanno toccando i centri nevralgici della cultura “altra” della Capitale, parrebbe essere giunto il tempo anche dello storico locale per concerti Init. È di ieri notte un comunicato, che vi inseriamo qui di seguito, in cui l’associazione rivendica una sorta di chiamata alle armi per difendere lo spazio, abbandonato per anni e recuperato, rimodernato, restituito alla collettività e dotato di una programmazione musicale di primissimo ordine. Tanto per far due nomi prossimi a salire sul palco del locale romano, Dead Meadow e Unsane, previsti per i primi giorni di giugno. All’Init va tutta la solidarietà e il supporto di Sentireascoltare, che non mancherà di fornire aggiornamenti sugli sviluppi.
Di seguito il comunicato dell’Init, affidato alla pagina Facebook ufficiale.
“Attenzione.
Sappiamo che il Dipartimento Patrimonio ha ordinato lo sgombero dell’ ennesimo spazio autorecuperato alla musica, alla cultura, alla socialità.
L’associazione che ha ristrutturato a proprie spese l’ex rudere, ora conosciuto come Init. ha abbandonato lo stabile ora in possesso di un gruppo di lotta che ha già presidiato l’area per difenderla dal tentativo di sgombero previsto in mattinata.
Sgombero ordinato da questi sedicenti amministratori che hanno sfrattato tutte le realtà che si sono adoperate negli anni per recuperare spazi lasciati al degrado, salvando in questa maniera le proprie poltrone dalle accuse di corruzione che scaturirebbero dalle indagini della procura.
Stanno tirando fumo agli occhi dell’opinione pubblica, additando tutti coloro che si adoperano a proprie spese nel sociale come il male di mafia capitale, il male da cui difendere la società.
Siamo all’assurdo !!!
Dalla mattinata abbiamo promosso un presidio pacifico e critico nel piazzale antistante l’Init. Per dimostrare che vogliamo difenderci ed essere solidali con tutti gli altri sfrattati, sigillati, sequestrati, della cultura romana.
Vi aspettiamo per monitorare, documentare, fotografare, filmare, per esprimere il nostro dissenso e la nostra solidarietà, ad una causa comune epocale, come raramente se ne era viste a Roma dal dopoguerra.
Un tentativo grave di cancellare tutto un ambito sociale, infangandolo di accuse che servono a loro per lavarsi le mani dai sospetti di corruzione.
Noi siamo già ad attenderli, barricati dentro l’area Init, in paziente attesa, convinti che agiranno dall’orario del timbro cartellino, per rimandarli al mittente“.