Qualche mese fa, il Metropolitan Museum of Art di New York ha annunciato l’acquisizione di un’eccezionale collezione di oltre 500 chitarre appartenute a leggende della musica del Novecento, tra cui Leo Fender, Mississippi John Hurt e Ponty Gonzalez. Tra tutti gli strumenti spicca una Gibson Les Paul Standard del 1959 appartenuta a Keith Richards.
Soprannominata Keithburst per il legame con il chitarrista dei Rolling Stones e per la caratteristica finitura sunburst — sfumata dal rosso all’arancione e al giallo, tipica delle Les Paul prodotte fra il 1958 e il 1960 e oggi tra le più ricercate — la chitarra era già un’icona negli anni ’60, comparendo anche nello storico live della band all’Ed Sullivan Show del 1964. Modelli identici sarebbero stati in seguito suonati da Eric Clapton, Jimmy Page dei Led Zeppelin e altri grandi della chitarra.
«Questo dono segna un momento fondamentale per il museo, che diventa così un punto di riferimento per la conoscenza e la valorizzazione delle chitarre americane», ha dichiarato in un comunicato Max Hollein, direttore del Met. «La chitarra ha avuto un ruolo centrale nella musica popolare del Novecento ed è stata suonata da artisti di ogni provenienza geografica, razziale ed economica. È un oggetto simbolo della nostra epoca, capace di esercitare un’influenza profonda sulla cultura, sull’arte e sulla società a livello globale».
Ma sulla Keithburst si è aperta una disputa. Mick Taylor, membro dei Rolling Stones dal 1969 al 1974, sostiene tramite il suo entourage che lo strumento gli appartenga. Come riportato da Guitar World, Taylor l’avrebbe acquistato nel 1967 da uno dei tour manager della band, utilizzandolo regolarmente negli anni successivi.

La scomparsa della Keithburst risalirebbe all’estate del 1971, durante le caotiche sessioni di Exile on Main St. a Villa Nellcôte, in Costa Azzurra. In un clima segnato da droghe, disordine e tensioni interne, il furto – raccontava Bill Wyman al Guardian una quindicina di anni fa – avvenne in pieno giorno e passò inosservato: sparirono anche altri strumenti, tra cui un sassofono e un basso. Mick Taylor sostiene che fu l’ultima volta in cui vide la chitarra, fino a rivederla di recente esposta al Met.
Il museo, però, respinge la sua versione: ammette che Taylor l’abbia suonata, ma nega che ne sia mai stato proprietario, affermando che non sia mai stata rubata e che la sua provenienza sia ben documentata. Lo strumento, passato negli anni di mano in mano – da Adrian Miller a Cosmo Verrico (Heavy Metal Kids), al produttore Peter Svensson e infine al collezionista Dirk Ziff – era già comparso all’asta da Christie’s nel 2004 ed esposto al Met nel 2019, prima della donazione definitiva.
Il team di Taylor, dopo le prime dichiarazioni, ha scelto il silenzio, chiedendo solo di poter esaminare la chitarra per verificarne l’autenticità. In attesa dell’esito, la collezione del Met – oltre 500 strumenti dal 1920 al 1970 – sarà presto al centro di una galleria permanente dedicata alla chitarra americana, con apertura prevista nel 2027.
«Non è solo una donazione irripetibile», sottolinea Jayson Kerr Dobney, curatore degli strumenti musicali del Met. «È un’opportunità che capita una volta in un secolo: una collezione visionaria e completa di chitarre americane, senza eguali per ampiezza e varietà».