La grazia. Sembra che Sorrentino abbia aperto Venezia 82 con il suo film più “musicale”

Aprire la Mostra del Cinema di Venezia non è sempre una certificazione di qualità. Spesso, più che alla validità dell’opera, si preferisce puntare sulla presenza di grandi star capaci di attrarre anche un pubblico non strettamente cinefilo. Non è un segreto: è il film a determinare il prestigio dell’apertura della kermesse, non viceversa. Certo è che inaugurare il festival resta una responsabilità, oltre che – ça va sans dire – un attestato di stima.

Per l’82ª edizione Alberto Barbera ha affidato il compito a Paolo Sorrentino e al suo La grazia. Uno dei nostri cineasti più celebrati, accompagnato ancora una volta da Toni Servillo, alla settima collaborazione con il regista premio Oscar. Sul film, fino alla vigilia, era trapelato poco o nulla, se non la presenza dell’attore napoletano: un silenzio che poteva far pensare a un ritorno alle atmosfere del passato.

“Applausi per Toni!”

Servillo al centro della scena

Bisognava attendere il day after della première al Lido per avere un quadro più chiaro. La grazia si inserisce perfettamente nell’immaginario sorrentiniano, ma rivela anche una dimensione sorprendentemente “musicale”.

Servillo veste i panni di Giulio De Sactis, austero Presidente della Repubblica con un passato nella Democrazia Cristiana, giurista di ferro segnato da una vedovanza dolorosa. Lo seguiamo durante il suo semestre bianco, chiamato a sciogliere due nodi politici delicati, in cui avrà un ruolo centrale la figlia – anch’essa giurista – interpretata da Anna Ferzetti.

Eppure La grazia non sembra provenire dal Sorrentino analista del potere (quello de Il Divo o Loro), quanto piuttosto da quello de La grande bellezza. Ancora una volta partiamo da un uomo apparentemente solido, che però entra in crisi di fronte a un evento capace di incrinare il suo equilibrio, spingendolo a guardarsi dietro e dentro.

Toni e Paolo sul set, di nuovo.

Shablo e Gué

Elemento imprescindibile di ogni film di Sorrentino, la musica qui assume un ruolo ancora più centrale. È lecito ipotizzare che il regista abbia costruito il personaggio di Giulio anche in funzione dei brani che avrebbe potuto ascoltare. In sceneggiatura compare un intero segmento dedicato a questo aspetto, che coinvolge il figlio del protagonista, un corazziere, Shablo e Gué. Da qui anche i post Instagram di qualche mese fa: in particolare, un brano del rapper milanese contiene un verso che cita esplicitamente il regista.

Per Servillo si è trattato di un cimento non proprio consueto, tanto che, sollecitato in conferenza stampa, ha scherzato sul che ami moltissimo Sorrentino, ma molto meno la musica che gli piace.

Tracklist

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