Ospite del programma radiofonico di Adam Buxton, Jonny Greenwood ha rilasciato alcune dichiarazioni circa l’improbabilità di un documentario sui Radiohead, sul rapporto di fratellanza che lo lega a Paul Thomas Anderson e sulla sua ossessione, quando era un teenager, per Mark E. Smith, storico (e compianto) frontman dei The Fall.
Apprendiamo che il chitarrista di tanto in tanto cazzeggia coi compagni circa la possibilità di girare una pellicola alternativa («Dove facciamo finta di essere molto arrabbiati e amareggiati gli uni nei confronti degli altri»), calmando subito gli animi specificando che è una di quelle idee che non si concretizzeranno mai, e che Phantom Thread, l’ultima colonna sonora di una ormai lunga serie curata per il sodale regista, è stata ideata pensando a una sua riproducibilità dal vivo, con tanto di orchestre locali da ingaggiare ad hoc durante le prime del film.
In particolare, riguardo ad Anderson, Greenwood racconta che il cineasta si diverte a farlo arrabbiare («A lui piace essenzialmente farmi infuriare, scherzando spesso su quanto poco romantici siano i Radiohead e dicendomi cose del tipo “dai, devi avere una sorta di romanticismo da qualche parte in te”…Voleva che la musica suonasse molto inglese e romantica e la voleva scritta da me, il che sembra proprio una grande contraddizione») e rivela inoltre che è contento di sapere che non dovrà esibirsi durante la serata degli Oscar, a cui è candidato per la miglior colonna sonora del sopracitato film («Sono abbastanza contento all’idea di non dover partecipare… …nessuno vuole vedere una versione di me sudaticcia ed imbarazzata che si muove goffamente»).
In finale di conversazione l’accento è tutto sul frontman dei Fall scomparso di recente («La sua è stata la voce della mia adolescenza: quando ripenso a me stesso nella mia camera da letto, c’è sempre Mark E. Smith che parla o che inveisce contro qualcosa»), in particolare l’episodio in cui per la prima volta lo vide dal vivo durante il loro The Kurious Oranj tour («Non ero annoiato e neanche spaventato. Semplicemente era uno di quegli eventi che ti stendono e mi rese dipendente dalla loro musica») (via Pitchfork).
Potete ascoltare lo streaming dell’intervista nella sezione dedicata del sito Acast.com, mentre su SA è possibile leggere la recensione di Il petroliere, film del regista statunitense uscito nel 2007 la cui colonna sonora fu curata da Greenwood. Foto di John Phillips (Getty Images for Universal)