Jodie Foster al New York Times: “Tornando indietro non lavorerei con Roman Polanski”

Jodie Foster ha ricordato che il criticare una persona è diverso dal criticare l'opera.

In occasione del 30° anniversario de Il silenzio degli innocenti, il film di Jonathan Demme che le è valso il secondo Oscar alla miglior attrice, Jodie Foster ha concesso una lunga intervista al New York Times in cui ha affrontato anche alcuni dei temi più spinosi legati al movimento #MeToo.

L’attrice, che in passato ha recitato per due nomi tornati nell’occhio del ciclone delle polemiche come Woody Allen e Roman Polanski, ha ricordato che il criticare una persona è diverso dal criticare l’opera:

Trovo i due piani diversi ma si possono fare delle considerazioni di valore su questo tema. È un processo in cui si deve trovare un modo per fare la cosa giusta. Io penso che puoi guardare i film di Polanski e Allen e rimanere in soggezione per via del loro talento. Questo non significa necessariamente che le persone che hanno realizzato quelle opere non debbano affrontare le conseguenze. Me lo lasci dire: ho girato un film con Woody Allen trent’anni fa. Un ruolo di forse tre minuti e mezzo. Dunque non ho molti pensieri su di lui. Polanski, sì, quella è una scelta che potrei rivedere. Credo – e probabilmente lei sarebbe d’accordo – che se qualcuno commette un crimine e sconta la pena pattuita poi merita di essere messo in grado di tornare al lavoro. Se qualcuno segue la legge, a prescindere da ciò che potrebbero aver fatto in passato, se ha seguito il processo della ‘redenzione’, questo deve essere preso in considerazione. Non sono certa che questo discorso possa essere applicato a Polanski. Ma è tutto ciò che ho da dire a riguardo.

La Foster ha recitato per Allen in Ombre e nebbia del 1992 mentre risale al 2011 la sua collaborazione con Polanski nel film Carnage.

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