Per alcuni all’Ariston è un nome nuovo, non certo per chi la segue da Save Me e chi era attento due anni fa quando vinse il David di Donatello con il brano Proiettili. Joan Thiele si presenta con look e portamento a metà tra Frida Kahlo e St. Vincent, tra Levante e Anna Calvi, con una Eco dedicata al fratello che parla dell’importanza di affrontare le proprie paure e difendere le proprie idee (“Ho iniziato a scriverlo piangendo, è stato emotivamente forte”, ha rivelato), e che anticipa l’uscita del nuovo lavoro Joanita.
Musicalmente riporta alla memoria la piacevolissima Goodnight Moon degli Shivaree con l’aggiunta di quel non so che di Nina Zilli pur senza copiarla platealmente. Peccato solo per la dizione (trap? in corsivo?) così forzata, biascicata, a denti stretti che a volte per capire il testo ci vorrebbe il televideo.
Se non da podio, almeno da Top Ten. Joan Thiele al Festival di Sanremo completa un trittico di outsider di qualità con Lucio Corsi e Brunori Sas.