[UPDATE 30 giugno: a questo link i chiarimenti di Jack White] Ritrovarsi con i propri amici musicisti, formare una band, pubblicare due album di successo, vincere anche un Grammy con uno di loro, e lasciarsi per un decennio o giù di lì. E’ grosso modo quanto accaduto ai Raconteurs, i quali sono tornati a pubblicare un nuovo album solo di recente. Help Us Stranger, dato alle stampe il 21 giugno, è l’ultimo lavoro in studio della band di Jack White ed è il successore di Consoler Of The Lonely, risalente al 2008. Un’attesa che il leader della band americana, in un’intervista congiunta con il compagno di gruppo Brendan Benson rilasciata all’Irish Times, ha spiegato così: «Probabilmente l’idea iniziale era che saremmo tornati nel giro di un paio d’anni. La cosa che ha rallentato il tutto è stata la Third Man Records (l’etichetta dello stesso White, ndSA), perché l’abbiamo creata un anno dopo il secondo album dei Raconteurs, e ciò ha richiesto molto tempo, molte energie…e molti dei miei soldi».
White e Benson, nella chiacchierata con il giornale irlandese, hanno parlato del nuovo disco e di come il supergruppo di Detroit – nato alla fine degli anni ’90 e completato in lineup dagli altri due membri Jack Lawrence e Patrick Keeler – si sia ritrovato insieme dopo così tanto tempo. «Non ricordo le circostanze specifiche – spiega White – Patrick è l’unico che non vive a Nashville, ma a LA. Quando capitò in città, ci dicemmo: “Ehi, perché non ci mettiamo insieme e registriamo quella canzone dei Raconteurs?”. La canzone era Only Child (terzo brano in tracklist del suddetto ultimo album della band, ndSA). Entrammo in studio senza pressioni nè grandi progetti. Dopo così tanto tempo – ci dicemmo – meglio procedere per piccoli passi, ma andò alla grande, sembrava che fosse passato appena un mese dall’ultima volta che avevamo suonato insieme. Avevo dimenticato quanto ridevamo. Quando lavori come solista, sei un po’ come il capo, che ti piaccia o no, vai d’accordo con tutti e sei amico di tutti. Ma quando sei in una band è diverso».
Quella del lavoro in una band è stata per White una situazione diversa anche dalla sua precedente esperienza nei White Stripes: «È piuttosto strano – riflette – lì scrivevo io tutte le canzoni, mente nei Raconteurs lo faccio insieme a Brendan. Anche nei Dead Weather (altro suo progetto in combo, ndSA) scrivevamo in quattro, quindi nel lavorare come solista dovevo rompere il più possibile con quanto fatto nelle altre situazioni. Ma tutte le esperienze hanno sempre, in qualche modo, un’influenza sul progetto successivo, così, ad esempio, visto che nei Dead Weather suonavo la batteria, c’era un sacco di batteria anche nel mio disco in solitaria successivo. È bello che dopo 20, 25 anni si imparino sempre cose nuove. E’ eccitante per me».

Help Us Stranger ha anche segnato la prima volta dei Raconteurs nei Third Man Studios, di proprietà anch’essi di White: «È stato fantastico – concorda lui – Brendan è dagli anni ’90 che ha uno studio tutto suo. È stato il primo ad avere una buona attrezzatura poichè aveva firmato con Virgin prima di qualsiasi band di Detroit. Ricordo che aveva un microfono U47 e nessun altro in città aveva un U47. Ha imparato a conoscere tutte queste cose prima che lo facessimo noi, quindi per me avere uno studio mio è il culmine del suonare e registrare musica».
Non solo musica, però. Nell’intervista i due musicisti hanno parlato anche della loro maturazione come uomini. Entrambi hanno passato da un pezzo la quarantina, ed entrambi concordano sul fatto che l’età che avanza porti saggezza. Benson, per esempio, ha da tempo rinunciato all’alcool e parla così della sua decisione: «Era troppo. Adesso ho un figlio e una figlia, quindi è arrivato il momento di crescere e smetterla con tutte le sciocchezze, e infatti di recente ho anche smesso di fumare, anche se ogni tanto mi piace la marijuana. Adesso è diverso, adoro suonare ed esibirmi dal vivo, e ora riesco a godermi appieno il momento, prendendomi il giusto tempo. In un senso è più divertente, in un altro senso lo è di meno. Di sicuro, non mi mancano i postumi di una sbornia mentre sono in tour».
«Bene – ha aggiunto White – e quando Brendan ha smesso di bere io ho iniziato con l’eroina, e questo ha ulteriormente rallentato le cose. È divertente, sono un grande sostenitore del fatto che le cose accadano perchè devono accadere. Non si tratta di una visione religiosa o mistica, ma più “umana” direi. Perché non abbiamo registrato un album cinque anni fa? Non era il momento giusto. Forse poteva andare bene, ma credo sia stato meglio che sia successo adesso». Nè White nè Benson, comunque, hanno intenzione di far passare così tanto tempo per un nuovo album dei Raconteurs: «Vediamo dove ci porta Help Us Stranger, ma avendo scritto più di 30 canzoni per questo disco, sono d’accordo sul fatto che stavolta ci vorranno meno di undici anni per avere il successore» ha assicurato White.
Su SA trovate l’ascolto, completo di dettagli, nonchè la recensione (a firma Elena Raugei, che al lavoro ha dato un voto di 6.5) del succitato, nuovo album dei Raconteurs. E sempre su queste pagine, trovate anche la recensione del precedente album – datato 2008 – Consolers Of The Lonely, a cura di Antonio Pancamo Puglia, senza dimenticare quella di Boarding House Reach, l’ultimo lavoro solista di White, firmata da Fabrizio Zampighi.
